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domenica 8 novembre 2015

Sunshadows - Red Herring

#PER CHI AMA: Alternative Electro Rock/Metal
Oggi parliamo dei Sunshadows, un trio francese (Lione) nato nel 2013 e al debutto con questo full length intitolato 'Red Herring'. Loro stessi dichiarano di ispirarsi a band quali Deftones, Limp Bizkit e Alice In Chains, e difatti le sonorità sono prettamente alternative rock/metal. Personalmente li associo a Lacuna Coil, Evanescence e Placebo, anche se la voce è maschile, per l'utilizzo più spinto di suoni elettronici, drum machine e affini. Se la tipologia dei suoni è abbastanza in linea con il genere, cosi come le distorsione moderne, quello che delude un po' in generale è la composizione dei brani e gli arrangiamenti. Tutto risulta assai lineare, prevedibile e asettico, con i brani che vanno sempre in una direzione scontata e l'ascoltatore non viene mai preso alla sprovvista. Gli arrangiamenti sono altalenanti, nel senso che in alcune canzoni sono curati, in altre si ha quasi la percezione che mancasse la musa ispiratrice all'atto della stesura. La copertina gioca invece sul senso del titolo dell'album, che tradotto letteralmente significa aringhe rosse (da qui il piatto con i quattro pesci in bella vista), ma allo stesso tempo in inglese è un modo comune per far riferimento ad una tattica di depistaggio che confonda l'interlocutore. Probabilmente la band ha voluto esprimere la propria diffidenza per i media che oggigiorno hanno spesso la funzione di confondere e depistare, invece che informare liberamente. Andando nel dettaglio, ascoltiamo "Fly Away", il brano che apre il cd e che quindi dovrebbe essere la canzone che meglio rappresenta la band. Nei suoi quattro minuti, il trio si focalizza nell'alternare strofa e ritornello, dove la prima risulta scarna per la mancanza di un tappeto sonoro che la sostenga. Un tappeto di synth o un sample in loop avrebbe sicuramente dato qualche possibilità alla traccia di avere dei connotati più personali. Il ritornello convince già di più, buona potenza e slancio, ma la canzone rimane comunque confinata in una ballad poco originale. "Two Lives" invece capovolge le carte in tavola: una buona dose elettronica e maggiore tiro, regalano infatti un brano di miglior fattura. Qui si nota un maggiore lavoro a livello di arrangiamenti, le seconde chitarre sostengono il brano e il costante crescendo porta all'esplosione di un riff coinvolgente. Il vocalist ha una timbrica pulita e, pur rimanendo all'interno di una estensione non particolarmente elevata, riesce comunque a coinvolgere e dare enfasi ai brani. "My Friend in Black" colpisce positivamente per l'appeal dark, con atmosfere e suoni ben calibrati che accompagnano in un ascolto facile e tutto sommato piacevole. Un coro lontano ed etereo riempie buona parte della traccia, le stesse chitarra entrano in punta di piedi per poi diventare lo strumento trainante. La sezione basso/batteria è lineare e si destreggia nel mantenere il giusto livello di tiro, anche se nell'intero album non ci troveremo mai esplosioni o voli pindarici che permettano di mettere il risalto le doti dei musicisti. La band ha buone potenzialità e dovrebbe cercare un proprio percorso, dopo questo album d'esordio che faccia l'occhiolino a produzioni commerciali, potrebbe essere il momento per mostrare maturità e creatività, magari rompendo gli schemi di un genere che rischia di implodere su se stesso. Ci sono davvero idee assai buone in 'Red Herring' che dovrebbero solamente essere messe in risalto e sviluppate: l'uso di sonorità elettronica è sicuramente una di queste, ma in generale le idee devono diventare un pilastro portante per guadagnare in credibilità e ottenere la fiducia degli ascoltatori. (Michele Montanari)