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lunedì 24 settembre 2012

Helllight - Funeral Doom

#PER CHI AMA: Funeral Doom, Epic, Skepticism
Ragazzi, questa è facile: che genere potranno suonare i brasiliani Helllight con un album intitolato “Funeral Doom”? Beh, se non avete sbirciato la recensione del lavoro precedente (che in realtà rappresenta il lavoro successivo, essendo questa una ristampa dell’album del 2008), credo sia piuttosto intuitivo rispondere. Si, esatto. Questi “solari” Helllight suonano per l’appunto funeral doom, nella sua accezione più cupa ed oscura. Appena infatti ho infilato il cd nel lettore, la luce del sole si è velata sotto l’incombente tenebra della notte, di quelle notti, nere come la pece, senza il bagliore della luna. I 17 minuti di “Deep Siderial Silence” hanno fatto poi tutto il resto, con quel sound lento e soffocante, che non fa altro che confermare quanto di buono già avevo sentito in “…And then, the Light of Consciousness Became Hell…”. Il sound imbastito dai nostri infatti testimonia la classe di cui sono dotati questi quattro loschi individui di San Paolo. Ma ora che una visita l’ho fatta anch’io nella enorme città sudamericana, appurando che in quattro giorni non ha mai smesso di piovere, posso capire da dove possa venire tutta questa tristezza repressa e palesata nelle note di questo doppio cd. Ah si certo non ve l’avevo detto, trattasi di 2 cd, ma parleremo a breve del secondo. La musica degli Helllight, pur essendo più nera delle tenebre, ha comunque il pregio di lanciarsi, in taluni momenti, in splendide riflessive aperture heavy rock, con degli assoli, bridge o break acustici da pelle d’oca. I riferimenti a Thergothon o Skepticism sono sempre ben evidenti nelle note del disco e nelle vocals tetre di Fabio, che trova anche modo di mettersi in mostra per l’utilizzo di vocals più evocative (ricordate “Hammerheart” dei Bathory, ebbene la title track ci regala sprazzi di quel modo di cantare unico di Quorthon). Quello che sicuramente è più difficile da digerire sono le durate: oltre ai 15 minuti di “Funeral Doom” anche “Nexus Alma” ci ammorba per altri dodici agonizzanti minuti che non fanno altro che portarmi al colmo della disperazione. La strumentale “The Diary” mi accompagna per soli quattro minuti in cui è il pianoforte ad essere protagonista. Le altre tre lunghissime song, procedono su questa linea apocalittica, offrendomi un’altra buona mezz’ora di suoni, perfetta colonna sonora per la prossima fine del mondo. Ma passiamo a quello che è il bonus cd, che oltre a racchiudere una traccia inedita (altri 12 minuti di sofferenti ambientazioni da incubo), ci regala invece sei cover. Si parte con l’eterna “Heaven and Hell” dei Black Sabbath e per questo ripenso al buon vecchio Ronnie James Dio (RIP), con quello splendido giro di basso che ancora oggi mi emoziona esageratamente. I nostri la rivisitano un pochino, rendendola un po’ più lenta (tanto per cambiare) e piazzandoci qua e là qualche growl, prima di quello che doveva essere un esplosivo finale, che qui va a rallentatore. Con “How the Gods Kill” andiamo a esplorare i Danzig, per una canzone piuttosto sonnacchiosa a dire il vero. I nostri scomodano addirittura Neil Young con la successiva “Hey Hey My My”, ma il tutto va sempre in slow motion. Slow motion che sembra funzionare alla grande invece con “Confortably Numb” (Pink Floyd), anche se sono le demoniache vocals qui a lasciarmi piuttosto perplesso, anche se l’atmosfera che creano gli Helllight è perfetta, sembra infatti una song cucita su misura per loro. Splendida performance, strumentale, interpretativa che denota una certa personalità dei nostri paulisti. “Man of Iron” palesa l’amore dei nostri per i sopracitati Bathory, nella loro versione più epica. A chiudere il disco ci pensa “The Show Must Go On”, indimenticabile traccia dei Queen, dotata di un pathos incredibile che, magari a livello vocale lascia un po’ a desiderare (Freddie Mercury era un’altra cosa), ma in cui comunque, gli Helllight mettono del loro per regalarci gli ultimi sette emozionanti minuti. Ottimo lavoro, consigliabile non solo agli amanti del funeral, ma di chiunque apprezzi pezzi dotati di un’anima, seppur assai cupa. E ora che calino pure le tenebre… (Francesco Scarci)

(Solitude Productions)
Voto: 80

http://www.helllight-doom.com/