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| #PER CHI AMA: Epic Black |
C’è un momento preciso, quando la luce del giorno si arrende all'oscurità e al freddo della notte: è in questo esatto istante che dovreste far scorrere i quasi diciannove minuti di 'Till Life do Us Part', opera prima degli italiani Scythe of Mephisto. Sebbene arrivino da Novara, la loro anima abita chiaramente tra le foreste svedesi degli anni '90 (in compagnia di ciò che rimane dei Dissection e dei Lord Belial?). Il loro debut è un’incisione rapida, una reinterpretazione del black melodico delle band sopracitate, all'insegna di un sound che è insieme tagliente e profondo: le chitarre non gracchiano, ma tagliano l'aria come vetro rotto, sostenute da una sezione ritmica che non si limita a picchiare, ma costruisce architetture di tensione pura attraverso blast-beat e passaggi quasi epici. Niente di nuovo sia chiaro, ma la proposta del duo ha comunque il suo fascino. La voce di Qayin è uno screaming urticante, una sorta di preghiera rovesciata che parla di occultismo e satanismo anti-cosmico. L’apertura affidata a "Moonlight over Babylon" è una discesa ripida verso un abisso senza luce, tra linee di chitarra epiche, mid-tempo che si contrappongono a rasoiate furiose, e momenti più atmosferici. Proprio questi ti prendono per mano con melodie quasi malinconiche, per poi lasciarti cadere nel vuoto di "Bloodstained Sacrifice", li dove il ghiaccio viene a contatto col fuoco, sprigionando una forza devastante di black metal old-school. Ma è nella terza traccia, "Chants of Qayin", che la band rivela la sua vera statura: sei minuti abbondanti in cui la narrazione si fa più ampia, il respiro più pesante e l'evoluzione armonica delle chitarre e di quel basso pulsante in sottofondo, ti portano verso un climax che non risolve, ma lascia sospesi. (Francesco Scarci)
(Masked Dead Records - 2026)
Voto: 70
