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martedì 11 agosto 2026

Messalina – Golden Wounds

#PER CHI AMA: Post Grunge/Alternative
Se il post-grunge ha spesso la fama di essere un genere fermo al passato, i Messalina arrivano da Nizza per smentire quest'affermazione. Il quartetto francese debutta con questo 'Golden Wounds', un lavoro di sei pezzi che prende la rabbia introversa e i riffoni tipici del versante più oscuro dell'alt-rock e li annega in un mare di struggente malinconia. Immaginate quindi di partire dalla ruvidezza dei Deftones, spolverarla di sonorità darkwave e adagiarla su dilatazioni post-rock e rare sporadiche pesantezze stoner. Il risultato è un disco dall'incedere notturno, dove ogni canzone sembra la colonna sonora di un rimpianto. Tra sintetizzatori avvolgenti, chitarre sature e una voce capace di passare da sussurri eterei a urla viscerali, il dischetto trasforma il dolore emotivo in una vera e propria esperienza estetica. Per certi versi i Messalina mi hanno evocato gli svedesi Lingua, band che ho adorato ai loro esordi e che poi si sono un po' persi per strada. La scaletta si sviluppa comunque con una fluidità disarmante: si parte con la suadente title-track, un'apertura decadente dove chitarre e cupi synth aprono subito le porte a quel senso di struggimento che non vi abbandonerà più per tutto il disco e dove a mettersi in luce è la performance vocale del frontman. Segue "No Color" che alza subito il tiro, tra suoni moderni, pulsazioni elettroniche, strofe al limite del rap (e questo mi è piaciuto meno) ed esplosioni chitarristiche e vocali, in una vena che mi ha richiamato i Nirvana in acido degli esordi. Con "Cold As Before" si torna a percorrere strade più malinconiche, tra saliscendi intimistici e progressioni più aggressive, per un viaggio che profuma di foglie secche e pioggia sui vetri. Con "Narrow Chase" il quartetto continua a utilizzare ammiccanti e ipnotiche sfumature electro-pop per buona parte del brano, prima di esplodere in un finale più roboante. "A Cross" mette definitivamente i muscoli in bella mostra, con un riffing stoner bello dritto, bilanciato da linee vocali forse un po' troppo ruffiane per i miei gusti, sebbene in certi momenti la voce viri verso lidi più disperati. La chiusura è affidata a "Born Again" (che vede peraltro il featuring di Raven van Dorst dei DOOL), per una traccia atmosferica, profonda e ipnotica che lascia un magone alla gola una volta spento lo stereo. Per chi ama sonorità alternative/post-grunge, con quel tocco di struggimento in più capace di stringervi il cuore, questo potrebbe essere l'ascolto giusto. (Francesco Scarci)

(Nova Lux Productions - 2026)
Voto: 70