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domenica 19 marzo 2023

Laika nello Spazio - Macerie

#PER CHI AMA: Alternative Rock/Post Hardcore
È giusto che sempre più persone sottolineino come il mondo stia andando a farsi fottere, siamo destinati all'estinzione lo sappiamo, e questo processo ha accelerato pericolosamente negli ultimi anni: prima il covid, poi la guerra e le catastrofi climatiche in ogni angolo del mondo. E i Laika nello Spazio, in questo nuovo capitolo della loro discografia, ne fanno cosi il loro manifesto, 'Macerie', ecco cosa rimarrà del nostro pianeta e la band originaria dell'hinterland milanese, non fa altro che ricordarcelo dalla traccia d'apertura in avanti, con un sound che prosegue coerentemente quel processo iniziato in 'Dalla Provincia', che già avevamo recensito su queste stesse pagine nel 2019. Il terzetto lombardo ci offre quindi uno spaccato della società odierna, quella frastornata e sfiancata "dalle polveri sottili, dalle isterie di massa, dalla falsa informazionme, dai virus e dal popolo sovrano coglione" ("Coprifuoco Definitivo" che mostra richiami ad un ipotetico ibrido tra Teatro degli Orrori e IN.SI.DIA), quella dei profughi e del femminicidio ("Reazione"), quella conformista narrata in "Schrödinger". Il tutto accompagnato poi da una proposta musicale che oscilla tra post-punk ed un oscuro post-hardcore, con la conferma di un trio a due bassi, voce e batteria (si, non ci sono chitarre, avete letto bene), mentre il cantato di Vittorio Capella continua ad evocare più di una certa similitudine con il frontman dei Massimo Volume, come già aveva evidenziato il buon Bob Stoner ai tempi di 'Dalla Provincia'. La musica dei nostri non è affatto male, presentando più di un qualche richiamo ai Marlene Kunz nella title track, cosi come pure echi stoner rock nella più intimista "Evento Sentinella", con quei bassi magnetici (scuola New Model Army) che s'intrecciano tra loro con una certa benevola efficacia. Ciò che fatico però a digerire è proprio il cantato di Vittorio, che nelle parti non narrate, mi pare stoni pericolosamente. Le liriche in italiano rischiano poi di relegare questa release entro i soli confini nazionali (il (para)culo dei Måneskin qui non è di casa), ma va bene cosi, gustiamoci a tutto volume e con i bassi del nostro stereo a manetta, mi raccomando, la nuova fatica dei Laika nello Spazio. (Francesco Scarci)

giovedì 21 novembre 2019

Laika Nello Spazio – Dalla Provincia

#PER CHI AMA: Rock Alternative
In un panorama italiano devastato da banalità musicali, alcune realtà si fanno notare cercando di rinforzare quel percorso iniziato nei primi anni novanta da band storiche che hanno dato una certa credibilità e una dignità alla musica alternativa nazionale come Massimo Volume o Marlene Kuntz, quindi è inevitabile parlare di questo album come un valido lavoro a supporto di quelle lontane realtà. A partire dalle parti vocali, la parentela con i primi Massimo Volume è palese quanto la ricerca di vocaboli poetici non scontati per le liriche, uno stile compositivo che li accomuna a quel modo espressivo italico, alternativo e di tutto rispetto di fare rock per certi versi anche fortemente politicizzato. Musicalmente i Laika Nello Spazio si presentano con una formazione a tre, con due bassi ritmici e una batteria, e un intento atto a creare una musica squadrata e scarna, figlia del post punk con gli istinti dell'hardcore più melodico. Risulta difficile parlare di ricerca sonora ed originalità, l'album suona bene e seppur il sound sia minimalista e rumorosamente ben assemblato, sempre in tiro con melodie sicure e travolgenti, la musica risulta reale, onesta e i temi trattati sono credibili mentre parlano della vita difficile nelle province di oggi. Il cantato è denso, molto sentito e intriso di rabbia stradaiola, direi molto vicino per attitudine alla musica di denuncia dei New Model Army, anche se gli spettri di Clementi e Godano sono sempre dietro l'angolo assieme ai canti di protesta del Teatro degli Orrori e Petrol. Comunque i brani volano veloci, sanguigni, senza fronzoli e nascondono una bella vena poetica, ricercata, evidenziata con il bel video del singolo, "Il Cielo Sopra Rho", geniale ripresa artistica parallela al capolavoro di Wenders. I due bassi sostengono a dovere l'assenza delle chitarre e la ritmica pulsante è padrona indiscussa della scena, linee dirette ed efficaci, non v'è molto spazio per virtuosismi che toglierebbero spazio all'intensità del canto. Le belle canzoni dal titolo, "La Scala di Grigi" o "Dalla Provincia", come del resto tutti gli altri brani, sprigionano rabbia, rammarico e ricordano da vicino certe vette di intensità degli RFT ovviamente rivedute nello stile del trio lombardo. Questo bel lavoro è quanto di più distante si possa immaginare dalle patinate e glamour uscite di Manuel Agnelli & Co. mostrando quanto il sottosuolo lombardo non sia affatto una misera costola di X-factor e non a caso si riallaccia egregiamente all'aspro sentire del capolavoro, 'Lungo i Bordi', mantenendo la tensione di quel disco che ha fatto storia ed insegnato molto al rock italiano. Il suono di questa band non sarà innovativo (cosa comunque che non risulta nei piani della band) anzi ai più risulterà assai derivativo e limitato a livello sonoro ma questo album è fatto, concepito e vissuto con una aggressività contagiosa che non lascia scampo. Da ascoltare. (Bob Stoner)

(Overdub Recordings - 2019)
Voto: 70

https://www.facebook.com/laikanellospazio/