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| #PER CHI AMA: Thrash/Death |
'Casualties of War' è l'EP d’esordio dei polacchi Mauser, un concentrato di thrash/death metal, sfornato all'inizio di quest'anno, che rimanda nel suo titolo, al film di Brian de Palma del 1989 (in Italia 'Vittime di Guerra'). Sei brani per quasi 25 minuti di musica che promettono un assalto sporco, bellico e piuttosto classico, per una miscela di ferocia e ignoranza controllata, espressa con la stessa grazia di una scheggia di metallo che riga una carrozzeria pulita. Ovviamente, sotto queste premesse, potrete immaginare come la proposta della one-man band di Cracovia, guidata da Krzysztof Leja, non brilli certo in originalità , ma anzi ci consenta di fare un bel tuffo indietro nel tempo a ripescare vecchie gloriose band del passato. Superato l'inquietante preludio, ecco andare a sbattere contro "Tiger I", che mette subito in chiaro come il mastermind polacco, aiutato da altri musicisti della scena, voglia affrontare le cose: il muro thrash death evoca immediatamente trincee, fango e luoghi dove l'essere umano è ridotto a pura materia sacrificabile. Krzysztof si è caricato il peso delle chitarre sulle spalle, lasciando a Tymon Wiekiera il controllo del microfono e di quel suo growling corrosivo. Nella successiva "You Can't Save Me", emerge una strana e geometrica linea musicale, una di quelle che sembra stritolarti nelle corde di chitarra e basso, mentre la batteria ogni tanto, esplode dardi nel cielo, in una cavalcata comunque che ha il suo fascino, pur evocando palesemente spettri di fine anni '80. Apprezzabile quindi il tentativo dei nostri di provare a fornire una rilettura dei vecchi classici, attraverso i propri brani: "Obscene as a Cancer" è una dimostrazione di nichilismo viscerale in salsa thrash, che non rinuncia a qualche graffiante assolo. "Ripping Guts" è forse il pezzo più devastante, con blast-beat indemoniati, ritmi frenetici alternati a suoni più compassati, per quello che alla fine risulterà essere il pezzo più monolitico del dischetto. A chiudere, "Kill or Help Us!" suona meno come il titolo di una canzone e più come l'ultimo messaggio radio inviato da un avamposto dimenticato da Dio, l'ultimo esempio di un lavoro che non si prefigge certo di cambiare le sorti del thrash/death con velleità avanguardistiche, ma semmai di odorare di cenere e polvere da sparo, e rappresentare il lavoro ideale per chi cerca ancora quella sensazione di suoni primitivi, che la musica mainstream ha dimenticato di poter offrire. (Francesco Scarci)
(Hagalaz Label - 2026)
Voto: 68
