domenica 4 gennaio 2026

Theatres des Vampires - The Vampire Chronicles

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Gothic/Black
Mi è capitata tra le mani quella che dovrebbe essere la ristampa di un lavoro dei Theatres des Vampires, datato 1999. Devo dire che li ho rivalutati molto. La loro continuità stilistica è impressionante, anche per quanto riguarda produzione ed esecuzione. Questo album ed il loro successivo ('Bloody Lunatic Asylum'), si spingono pienamente addentro il filone “vampirico”, sfornando canzoni piene di atmosfere cupe, melodiche, grottesche potrei dire, pienamente teatrali, dove la voce e l’interpretazione di Lord Vampyr Draculea tesse delle trame incredibili, già spinte da una batteria che freme con fraseggi di doppia cassa alquanto ispirati e da chitarre che cavalcano magistralmente i tappeti orchestrali di una tastiera veramente tetra e paranoica. Da notare la quarta traccia ("Throne of Dark Immortals") dove gli strumenti fondono magistralmente i loro arrangiamenti per portare l’ascoltatore in una vera selva oscura di suoni e immagini: la giusta colonna sonora dell’apocalisse. Anche le voci femminili sono notevoli e non un accessorio fine a se stesso, ma parte integrante del progetto concettuale dei nostri vampiri. Nell’ambiente del metal in cui si tratta di tematiche vampiresche, i testi di questo gruppo risaltano in fatto di originalità e scorrevolezza: il che non è poco visto la marea di gruppi dediti a questi argomenti. Non c’è che dire: vale veramente la pena investire soldi per procurarsi un’attimo di sicura oscurità.

(Alkaid Records/Dissonance Productions - 1999/2016)
Voto: 75

sabato 3 gennaio 2026

Dark Sanctuary - Vie Éphémère

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Gothic/Neoclassical Darkwave
Ero curioso di ascoltare del materiale dei Dark Sanctuary, band francese formatasi nel 1996 come un duo ma oggi composta da cinque elementi. I nostri, all'epoca di questo 'Vie Ephémère' proponevano un dark atmosferico, abbastanza oscuro ed etereo, composto da una base di archi ed orchestrazioni varie sopra cui estendersi una voce femminile tutt’altro che banale; anzi, la voce di Dame Pandora esprime una tristezza e una disperazione come poche altre. Il lavoro che ho analizzato era il mcd che apriva la strada al full-length 'L'Être las - L'Envers du Miroir'. Ascoltandoli mi viene in mente il bellissimo lavoro dei Collection d'Arnell-Andréa: forse il qui presente è un po’ meno arrangiato, ma si respirano le medesime atmosfere romantico-decadenti di questi ultimi. Le tracce sono solo due, ma sufficienti per poter capire il discorso dei Dark Sanctuary. Ad un primo ascolto ero scettico, ma poi mi sono lasciato coinvolgere in queste spirali ipnotiche che, per chi non è un estimatore del genere, possa essere di difficile sopportazione, tanto meno apprezzamento.

(Wounded Love Records - 2002)
Voto: 70

venerdì 2 gennaio 2026

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martedì 30 dicembre 2025

The Pit Tips

Francesco Scarci

Luxferre - The Light Within Us
Autrest - Burning Embers, Forgotten Wolves
Dawn of A Dark Age - Ver Sacrum

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Alain González Artola

Heretoir - Solastalgia
Thorondir - Wächter des Waldes
Achathras - A Darkness Of The Ancient Past

sabato 27 dicembre 2025

Dawn of a Dark Age - Ver Sacrum

Ascolta "Ver_Sacrum_Clarinet_Avant_Garde_Black_Metal" su Spreaker.
#PER CHI AMA: Black/Avantgarde/Folk
'Ver Sacrum' dei Dawn of a Dark Age segna il ritorno della creatura di Vittorio Sabelli, un progetto che ha saputo ridefinire i contorni del black metal d'avanguardia, innestandovi una colta sensibilità jazz e soprattutto radici folk. La nuova opera, la nona della discografia del polistrumentista italico, qui accompagnato peraltro da nuovi fidi scudieri, prosegue chiudendo quell'esplorazione legata alla tradizione rurale sannita di cui Vittorio si è già fatto portavoce in passato, elevando l'artista a figura centrale per chi cerca un sound raffinato che sia narrazione storica oltre che assalto sonoro. Il nuovo disco s'inserisce quindi nel solco di una sperimentazione che da sempre contraddistingue il mastermind molisano. La visione concettuale prende vita grazie a una produzione cristallina, la cui abilità non sta solo nel far convivere il calore della narrazione con la freddezza delle distorsioni black, ma anche nel dare a ciascun elemento uno spazio definito, scongiurando il caos con gli arrangiamenti che si esplicano come un mosaico sonoro di rara coesione. L'album si sviluppa come un percorso narrativo in quattro tappe che vedono il proprio incipit in un brano, "Il Voto Infranto (L'Ira di Mamerte)", in cui il clarinetto di Sabelli si conferma una splendida voce solista in grado di duettare con chitarre stratificate e una sezione ritmica dinamica, mentre il cantato spazia da screaming ferini a passaggi narranti. Il finale si dipana quasi come un rito di iniziazione (complice anche il tema del disco legato alla Primavera Sacra - il Ver Sacrum appunto - dei Sanniti, un antico rito italico di fondazione e migrazione, promesso agli dei per scongiurare carestie o sovrappopolazione) che rafforza quell'idea di fondo di Vittorio di utilizzare la propria creatura per narrare un viaggio antropologico, in cui il legame con la sua terra assume sembianze ben più profonde e viscerali. Il viaggio prosegue con "Il Consiglio degli Anziani (L'oracolo)", in cui buona parte del brano viene affidato alla musica, fatto salvo per alcuni cori che si palesano tardivamente, in un folk black affascinante che tocca il suo culmine di drammaticità a ridosso dell'ottavo minuto. Qui, la musica assume sembianze tribali mentre la voce narrante spiega quale fosse il tributo al dio Mamerte e la devozione alla sua figura. Chiaro che di fronte a questa proposta musicale, il rischio è di rimane incantati o disorientati, anche perchè l'aspetto musicale sembra concatenarsi con quello visuale e concettuale. Sappiate però che il finale del brano è una cavalcata black di 90 incendiari secondi. Si arriva quindi a "Il Rito della Consacrazione", un mid tempo, in cui voci salmodianti in stile Attila Csihar, si ergono sopra un tappeto ritmico glaciale, sciolto solamente dall'estetica calda e suadente del clarinetto di Vittorio e da un'atmosfera che si fa via via più malinconica. "Venti Anni Dopo: la Partenza (Nascita della Nazione Sannita)" è l'ultimo capitolo del disco: 14 minuti di grande intensità ed eleganza, tra ritmiche roboanti, grim vocals, sprazi acustici e dalle tinte epico-folkloriche, narrazioni storiche e ovviamente, l'immancabile clarinetto, che stempera la furia primordiale black che divamperà a più riprese nel brano. Il pezzo è un gioiello di rara eleganza, tra atmosfere bucoliche che sembrano sospese nel tempo, momenti intimistici (attorno al decimo minuto) e un finale affidato a un'invocazione litanica che sembra rievocare la conclusione de 'La Tavola Osca', da cui tutto ebbe inizio. 'Ver Sacrum' alla fine sottolinea la maturità artistica ormai raggiunta da diversi dischi dal buon Vittorio, un lavoro che chiude un capitolo storico e narrativo della discografia dei Dawn of a Dark Age. L'auspicio è che da questa conclusione possano germogliare, proprio come nel rito che le dà il nome, molti altri capitoli futuri. (Francesco Scarci)

(My Kingdom Music - 2025)
Voto: 82

martedì 23 dicembre 2025

Eternal Enemy - Fatal Disease Called Life

#PER CHI AMA: Techno Brutal Death
Tra gli album che non ho particolarmente apprezzato in quest'ultimo scorcio d'anno, figura 'Fatal Disease Called Life', opera prima (all'attivo hanno solo un EP) dei canadesi Eternal Enemy. Se al primo ascolto ero stato gravemente critico nei confronti della band originaria di Victoria, tanto da pensare di massacrarli in sede di recensione, al secondo, il buon senso ha prevalso. Questo non significa che andrò a premiare il disco del duo nord americano, ma di certo non lo bistratterò in malissimo modo. Otto i brani inclusi (la cui durata media è di tre minuti) che si rifanno al classico old school americano, fatto di riff cavernosi ultra ribassati e vocals effettate probabilmente dall'utilizzo di soda caustica durante i gargarismi pre-registrazione. La musica sembra piuttosto piattina al primo impatto, la produzione non ne agevola peraltro l'ascolto, ma la proposta viene salvata in un qualche modo, da soluzioni chitarristiche/assoli vari che mi hanno indotto a immaginare la band come un mostro mitologico che combina il virtuosismo dei primi Nocturnus, coniugato con l'abominio degli Autopsy e alla follia recondita degli Akercocke, il tutto annaffiato dalla putrescenza dei teutonici Carnal Tomb. Una bell'accozzaglia di suoni insomma che probabilmente, alla fine non accontenterà nessuno. Tuttavia qualche buon pezzo, almeno musicalmente parlando, c'è: "Dark Days Ahead" non sarebbe infatti male, se poi non ci fosse quella voce mostruosa che rovina il tutto. Anche la successiva "Corpse Stench", song stralunata e sperimentale, potrebbe avere qualcosa di interessante da dire, se solo avesse una componente vocale di tutt'altra caratura. "Massacre the Masters" ha una linea di chitarre fresca, sinistra e melodica, ma nuovamente, il vocalist ci mette del suo per rovinare il tutto. Lo stesso dicasi dell'altrettanto atmosferica "Rivers of Ghosts", e da un taglio progressive completamente devastato da un cantato a dir poco peccaminoso. Il verdetto finale è un peccato che penalizza la proposta del duo. Il potenziale compositivo non basta infatti a superare lacune tanto gravi. La diagnosi è chiara e il rimedio uno solo: rinnovare chirurgicamente le corde vocali del frontman. Senza questo intervento cruciale, sarà impossibile per gli Eternal Enemy ripresentarsi con una proposta più solida e decorosa. (Francesco Scarci)

(Self - 2025)
Voto: 58