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sabato 4 aprile 2026

Space Traffic – On the Other Side

#PER CHI AMA: Psych Space Rock
Gli Space Traffic non sono stati troppo fortunati nel beccarmi due volte su due a recensire i loro lavori, ma la manovalanza nel Pozzo langue e quindi tocca a me prendere tutto in mano. E cosi, eccomi di nuovo, a distanza di cinque anni da 'Numbness', a parlarvi di questa band valdostana, le cui coordinate stilistiche sono sospese in quel vuoto pneumatico, dove il rock smette di essere rumore e diventa piuttosto esplorazione spaziale. 'On the Other Side' poi, non è solo il titolo sulla copertina, è l'istruzione per l'uso, per spingerci attraverso una porta simbolica (l'introduttiva "Open the Doors") che ci permette di viaggiare attraverso dieci nuovi brani inediti, in un ritmo circolare che ci ricondurrà al punto di partenza, con una consapevolezza diversa, quella di chi ha vissuto l'esperienza di respirare atmosfere psych/space-rock sulla scia di vecchi classici, i Pink Floyd e Hawkwind in testa, ma anche di tutta quella spinta rock anni '70 che si traduce in pezzi in cui il groove delle chitarre, peraltro accordate a 432 Hz, si deposita come polvere stellare sui microfoni ("Lady Bubblegum"). Il vocalist nel frattempo si lancia talvolta in acuti un po' troppo anche per le sue qualità canore ("Fake Memories" o la conclusiva "Back from the Other Side"), mentre il terzetto nostrano continua a sfornare pezzi, senza mai spezzare la musicalità di fondo del disco. Non è il mio genere preferito sia chiaro, ma se siete amanti di space rock, atmosfere psichedeliche in salsa blues ("Looking Forward"), atmosfere dilatate che sanno di jam cosmica di doorsiana memoria ("A Deeper Dream" e la già citata "Back from the Other Side"), 'On the Other Side' potrebbe essere la vostra prossima fermata. (Francesco Scarci)

(Self - 2026)
Voto: 67

lunedì 20 maggio 2019

Space Traffic - Numbness

#PER CHI AMA: Psych Rock
L'ho sudata (e fatta sudare) questa recensione, vuoi perchè ad un certo punto mi sono trovato dall'altra parte del mondo con la band che giustamente mi sollecitava alla sua pubblicazione sul sito, vuoi perchè, chi originariamente doveva scrivere queste righe, è scomparso. Alla fine è toccato a me descrivere le sensazioni emanate da questo primo capitolo dei valdostani Space Traffic intitolato 'Numbness'. Un salto indietro nel tempo che mi ha riportato ai vecchi e sempre più rispolverati ultimamente - penso ai The Mighties - anni '60. Lo si evince dall'opener "Numbness", la title track, ma in successione anche dalle varie "U Say U Love Me", "Power and Pride" e "Fire from the Depth". Inizio col raccontarvi di quanto sia suggestivo il motivo del moniker della band, legato a quel momento d'interruzione delle comunicazioni tra la navicella Apollo 10, in orbita nel 1969 sul lato oscuro della Luna, e la Nasa, e la comparsa contestuale a bordo della capsula di una strana musica che venne attibuita poi al traffico degli oggetti spaziali in collisione col campo magnetico della Luna stessa. Ma volgiamo lo sguardo verso il cielo e torniamo a parlare di musica e a quel suo sound parecchio vintage rock che scomoda facili paragoni con grupponi anni '60. Con "Time Machine" penso ad un ibrido tra blues/hard rock, psichedelia nelle sue note iniziali e quella spruzzatina di stoner che non guasta mai. Toni decisamente più pacati con la già citata "Power and Pride", la classica ballata strazzamutande dei vecchi dischi primi anni '70, la song che si metteva alle feste per il classico ballo lento, quello del tête-à-tête con la ragazza dei sogni, in una song che potrebbe richiamare Beatles e Pink Floyd allo stesso tempo. Non male, anche se devo ammettere di aver apprezzato maggiormente il basso, a braccetto con la chitarra solista, di "Hails of Love", un altro pezzo che per certi versi mi ha evocato i Floyd più rock oriented e meno sperimentali. "Mirror Game" tiene invece un ritmo più tirato con la voce del frontman qui più convincente che in altre parti nel cd. Si ritorna a suoni più compassati con "Blue Moon", almeno nella prima parte, cosi delicata e malinconica anche nel cantato di Marco Pica, prima di un finale che si lancia in un chitarrismo sfrontato di scuola zeppeliana (ripresa poi dal bravo Slash) che me la fa optare come mio brano preferito di questo 'Numbness'. C'è ancora tempo per un altro paio di brani, l'intimista "Tear it Down", dove largo spazio è riservato alla chitarra ispirata di Fabio Baldassarri e "Fire from the Depth" che menzionavo all'inizio come classico pezzo di rock'n roll sessantiano. Rimane un'ultima song, "The Dream", qui in versione live, per undici minuti di inossidabile psych rock di scuola floydiana che esalta le qualità del terzetto di Aosta in questa loro prima fatica. Sprazzi di luce, ma anche qualche ombra su cui lavorare (penso ad un perfezionamento a livello vocale ad esempio), ma la strada su cui si sono incanalati gli Space Traffic sembra promettere bene. (Francesco Scarci)