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| #PER CHI AMA: Death/Doom |
Quando ho ascoltato 'Det Inre Mörkret', secondo capitolo degli svedesi Mylingen, la prima sensazione è stata di aver scoperchiato qualcosa che era rimasto troppo a lungo nascosto sotto la superficie. Questo duo scandinavo si muove in quella terra di nessuno, dove il blackened death metal perde la sua componente più sguaiata per sposare la freddezza del progressive e il passo rallentato, quasi funereo, del death-doom. La produzione avvolgente sembra offrire un calore antico e un suono organico dove le chitarre non cercano la violenza gratuita ma preferiscono lavorare per sottrazione, alternando riff taglienti a momenti in cui lo spazio si dilata a dismisura. È una musica che respira, anche quando l'aria si fa vischiosa e pesante. La scelta di mantenere i testi rigorosamente in lingua madre non fa poi che aumentare questa sensazione protettiva. Il disco si compone di otto pezzi, che aprono con "Vansinne" che impatta subito con i suoi oltre sette minuti di progressioni progressive e sfuriate blackened death, seguita dall'incedere più compatto e aspro di "Utan Mening" in cui, il growling del frontman si fa più corrosivo. "I Mörkret" mostra un lato inedito del duo di Söderköping, più ricco di groove nella prima metà e più saturnino nel proseguio. La tensione emotiva rallenta, facendosi più opprimente nella successiva "Tomheten", comunque sempre abbondante sul versante melodico. Si riparte poi con le melodie cosmico-stralunate di "Den Oönskade", forse vera hit del disco, lasciando a "Fallna Änglar" il compito di ridefinire l'equilibrio tra aggressività e melodia prima della chiusura formale del lotto, affidata agli ultimi due brani, "Norr" e "Till Slut", che confermano la vena death atmosferica dell'act svedese. Alla fine 'Det Inre Mörkret' è un viaggio intimo, un blocco monolitico pensato per chi ha ancora la pazienza di sedersi al buio e ascoltare la propria ombra senza la fretta di dover accendere la luce. (Francesco Scarci)
(Self - 2026)
Voto: 70
