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| #PER CHI AMA: Orchestral Brutal Death |
A Montréal, si sa, il freddo non scherza, ma quello uscito dagli studi degli Empire de Mu, è invece un calore di tipo diverso: un incendio che fonde il marmo dei teatri d'opera con la cenere del brutal death. Se pensavate che il connubio tra lirismo e la violenza del death metal fosse già stato esplorato a sufficienza, 'The Lotus Legacy' è qui per dirci, con una certa dose di arroganza, che ci sbagliavamo di grosso. Eccomi alle prese quindi con un disco, il secondo per i canadesi, di undici pezzi che promette fuochi d'artificio. Se l'intro non fa altro che prepararci all'arrivo di una buona dose di melodia, "Arthefac" ci prende invece a schiaffoni sul muso, proponendo un brutal death frenetico cantato da una voce lirica, si avete letto bene. Potete pertanto immaginare come questo connubio strida non poco: chitarra e batteria lavorano in uno stato di assalto permanente, sebbene qualche interludio ci conceda il lusso di prender fiato, mentre il vero centro gravitazionale ruota attorno alla performance vocale di Arianne Fleury, che passa dal canto lirico più puro che spesso mi spinge a cambiar brano, a un cantato più graffiante (come quello di "Les Volontaires"). "Naga" è devastante musicalmente, ma poi la voce di Arianne prova ad addolcire la pillola, con non qualche difficoltà evidente. Eh si, perchè i due universi, lirico e death metal, alla fine non s'incastrano alla perfezione come invece accade per altre entità analoghe (penso ai Fleshgod Apocalypse). I nostri fanno un gran casino, è innegabile, nonostante alcuni pezzi offrano parti decisamente più atmosferiche che sanno quasi di improvvisazione ("Inukshuk"), mentre "Yakushima" evochi spettri dei Morbid Angel. Quel che conta è che alla fine, personalmente, la proposta del quintetto non mi conquista affatto, anzi mi infastidisce pure. Sicuramente, è un disco da ascoltare senza troppi pregiudizi, altrimenti il rischio di fermarsi al secondo pezzo è davvero elevato. (Francesco Scarci)
(M&O Music - 2026)
Voto: 55
