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domenica 23 agosto 2015

Shrine of the Serpent - S/t

#PER CHI AMA: Doom/Sludge
Provenienti da Portland in Oregon, questi tre ragazzi e ottimi musicisti spiazzano le mie aspettative con tre brani di perfetto, calibrato e potente doom metal altamente suggestivo. La band nasce nel 2008 col moniker Tenspeed Warlock, dopo un demo ed uno split decidono nel 2014, di cambiare nome in Shrine of the Serpent, ampliare le loro vedute e sfornare nel 2015 questo album indipendente carico di splendido buio eterno. Una bella copertina tetra, in digipack nero con una figura di un sovrano dal volto scheletrico attorniato di serpenti, rende bene l'idea di cosa si nasconda musicalmente dentro al cd. I tre brani sono di lunga durata, cadenzati e toccano insieme quasi mezz'ora di oblio sonoro. La band, pur riflettendo tanti degli insegnamenti dei grandi maestri, mostra una sua particolare personalità e suona sludge metal nel migliore dei modi, anche se il suo vero pregio è aver trovato la chiave moderna per esprimere la più classica musica del destino... questo omonimo album è il reale, pesantissimo, attuale, intelligente confine naturale tra sludge e doom metal! Meno sperimentali di Sunn O))) e Khanate, anche se il taglio ferale è molto simile, gli Shrine of the Serpent ricordano il suono, di velluto nero come la pece, del capolavoro 'Rampton' dei Teeth of Lions Rule the Divine od ancor più, il passo lento del leggendario 'Dopesmoker' degli Sleep, rievocano i sapori alchemici del poco considerato bel progetto Ramesses e del loro mitico EP, 'Baptism Of The Walking Dead', senza dimenticare i luminari primi Neurosis e Cathedral (quelli del brano "Cathedral Flames" in apertura dell'album 'Endtyme'). La voce è drammatica, le chitarre sono avvolgenti e spesse, il suono è caldo e non scade mai in facili costumi dalla forzatura vintage; tutto è teso, psicotico, in balia costante di una crisi di nervi, ogni nota sembra sospesa sopra un vortice di oscurità, non c'è luce in nessuno dei tre brani e la cosa sorprendente è che riescono a coinvolgerti pienamente, prenderti per mano durante l' ascolto e proiettarti in una foresta lisergica di distorsione dilatata e magica ("Gods of Blight" è immensa), ottenendo un risultato che è proprio come entrare in un sogno sinistro e viverlo a rallentatore. Un'altra perla nasce dal sottosuolo, non fatevela mancare! Ottimo debutto! (Bob Stoner)

(Self - 2015)
Voto: 85