martedì 20 ottobre 2026

Psychotic Outsider - Armageddon

#PER CHI AMA: Groove Death/Hardcore
Quando gli Psychotic Outsider decidono di allineare i pianeti tra Irlanda e Polonia per dare alla luce 'Armageddon', non lo fanno per sottigliezze o sfumature: l'obiettivo è piallare tutto con una palla di demolizione sonora che impasta groove metal di peso massimo, sventrate death e la carnalità sfrontata dell'hardcore. L'ombra imponente di giganti quali Machine Head, Decapitated e Lamb of God aleggia evidente su un missaggio tirato a lucido che trasforma le chitarre di Piotr Michalik in lame da macelleria, mentre la campata di basso di Wiktor Klukowski e le martellate sismiche di Krystian "Kruszon" Mistarz mettono la moquette a una gabbia d'acciaio su cui il growl animalesco del frontman Darragh Jennings scarica rabbia pura. La partenza è affidata all'oppressiva "The End is Nigh", traccia che impone subito un'atmosfera claustrofobica tra riff serrati, un cantato viscerale e una coda al limite del doom che implora a gran voce un bel solo chitarristico a spaccare la tensione. La successiva "Crushed by a Black Horse" inserisce la marcia alta con groove sismici e break continui, confermandosi un macigno granitico dove, lo ribadisco a costo di sembrare pedante, l'innesto di una linea solista avrebbe spezzato la monotonia ritmica di fondo. Se "Vilify The Weak" tira dritta per la sua strada ostentando il muscolo più becero e hardcore della band, il singolo apripista "Welcome Oblivion" alza il coefficiente drammatico virando su un riffing death mid-tempo imbrattato di pece sludge. La furia s'inasprisce ulteriormente tra i cambi di tempo chirurgici di "Death by a Thousand Cuts" e l'introduzione a battito cardiaco di "White Phosphorous", brano sorretto da un basso stritolante e da ritmiche al limite del soffocamento. Il nodo cruciale del disco emerge però con chiarezza e si trascina inesorabile fino alla conclusiva title-track: una monoliticità di fondo granitica e quasi cieca. Gli Psychotic Outsider picchiano come fabbri ferrai e scatenano ritmiche spezzacollo senza concedere un secondo di respiro, ma la totale assenza di dinamica, combinata all'ostinato rifiuto di piazzare qualche assolo illuminante nei punti giusti, finisce per appiattire una proposta che alla lunga rischia di girare a vuoto. 'Armageddon' resta comunque un massacro consigliatissimo ai cultori di Bolt Thrower e sonorità prive di fronzoli, ideale per chiunque chieda al metallo estremo solo impatto sordo, groove monolitico e pura catarsi muscolare. (Francesco Scarci)

(Via Nocturna - 2026)
Voto: 64