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giovedì 12 febbraio 2015

Firefrost - Inner Paradox

#PER CHI AMA: Epic Black Metal, Windir
Da un po' di tempo mi pongo questa domanda: perché la maggior parte delle one man band suona black metal? Non credo che sia cosi semplice infatti mettere in pista un progetto musicale che possa dire qualcosa, ed essere gestito da una sola persona. Questo per introdurre i Firefrost, act transalpino in mano appunto ad un solo losco figuro, che ci inocula un black metal dalle venature epiche. Aiutato alle chitarre da Chris in Lust e alle clean vocals da Gaëtan Fargot (ma solo in un paio di pezzi), il mastermind bretone ci propina otto tracce all'insegna di un sound furente che solo a tratti riesce a essere mitigato nella sua veemenza, da frangenti acustici o da miti vocalizzi. Musicalmente i nostri non aggiungono grandi novità ad un genere che ormai da parecchio tempo tende ad autoreferenziarsi. Si tratta di suoni brutali assestati su un mid-tempo classico, con brani che non soffrono di durata eccessiva. "Languid Day" ha un'epica melodia di sottofondo, che mi rimanda ai Windir, e che stempera il ferale screaming del musicista francese. L'atmosfera che si respira nelle song è spesso lugubre: in "Black Wave" ad esempio, il pulsare del basso crea una certa animosità che genera inequivocabilmente uno stato d'ansia, amplificato peraltro da una ritmica serrata. In mezzo ai brani, a spezzarne l'incedere estremo, si collocano sovente dei break che mirano a rendere più varia la proposta del combo francese. "Remaining Wraith" apre con una semplice chitarra acustica, prima di cedere il passo a una song dalle sfumature folk, nella vena dei norvegesi Einherjer. Questo tipo di approccio ritornerà anche nelle song successive (tipo nella splendida "Dark Light" e quel suo macabro finale), sebbene la proposta musicale dei Firefrost sia più estrema rispetto a quella dei ben più famosi colleghi scandinavi. Talvolta questo loro estremismo rischia di rendere poco intellegibile il flusso sonoro, sfociando nel caos totale (ascoltate la malvagia "Endless Journey"). Un ferino intermezzo strumentale ci apre le porte infernali della lunga e conclusiva "Emphasium". Probabilmente la song più tranquilla del lotto ma anche quella più inquietante per quelle sue clean vocals d'oltretomba che preparano all'apocalittico finale. I Firefrost, sebbene possano risultare ancora un po' acerbi, hanno tutte le potenzialità per offrirci la loro personale visione di black metal. (Francesco Scarci)

(Black Metal Breton - 2015)
Voto: 65