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domenica 1 febbraio 2015

Marblewood – S/t

#PER CHI AMA: Rock Blues, Hard Rock, Psych '70s
Sembrano dei viaggiatori del tempo, i Marblewood, capitati per caso in un’epoca e in un luogo che non gli appartiene affatto. Ben piú che nella Zurigo degli anni 2000, infatti, i tre sembrerebbero maggiormente a proprio agio nell’Inghilterra del 1972, tanto per l’aspetto quanto, soprattutto, per la musica racchiusa negli oltre settanta minuti di questo loro esordio omonimo. In questi 6 brani, i tre zurighesi si prendono tutto il tempo di cui hanno bisogno, senza fretta e costruendo con calma i loro groove rilassati, con la chitarra di Marc Walser (anche voce) a farla da padrone con riff sornioni e lunghi assoli, giovandosi spesso del contrappunto di un hammond dal suono classicissimo e ben supportato da una sezione ritmica precisa e flessuosa (Dave Zurbuchen, batteria e voce e Arie Bertogg al basso). Il risultato è un rock blues che strizza l’occhio tanto ai Taste di Rory Gallagher o i Free di Paul Kossoff, cui lo stile chitarristico di Walser rimanda in più di un passaggio, quanto alle dilatazioni psichedeliche dei Pink Floyd. L’iniziale "Kailash" è un hard blues che vive sui contrasti tra rarefazioni ritmiche e chitarre incendiarie, mentre "Hit the Brakes" accelera spesso e si accende su un duello chitarra-hammond che rimanda inevitabilmente ai Deep Purple. "Splendour" si apre con il suono della dilruba (vi risparmio la googlata: è una sorta di sitar suonato con l’archetto) che colora il brano con le atmosfere indianeggianti richiamate dall’immagine di copertina. Dopo una prima parte parlata fa la sua comparsa l’ottima voce di Sarah Weibel che, ottimamente supportata dai musicisti, innalza il tasso lisergico dell’album. La splendida "Silence" è la perfetta sintesi delle influenze della band, con il suo andamento ondivago e il chorus memorabile, mentre la conclusiva "Postwar Apocalypse", oltre ad essere il più lungo brano, con i suoi 12 minuti, è anche il più duro dell’album, con passaggi quasi stoner, la consueta dilatazione centrale e una coda del sapore velatamente doomy. La versione in CD contiene, rispetto al vinile, una succosissima bonus track: un’improvvisazione strumentale registrata dal vivo di ben 21 minuti, che non fa altro che confermare le qualità strumentali della band, mettendone in evidenza sfumature jazzy davvero interessanti. Disco splendido e davvero imperdibile per i cultori del genere, che da queste tracce sapranno trarre parecchie ore di goduria e divertimento. (Mauro Catena)

(Self - 2014)
Voto: 80