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lunedì 24 agosto 2026

Gloam - In Spite of Never Ending

#PER CHI AMA: Shoegaze
C'è un momento preciso, quando si ascolta lo shoegaze, in cui il peso delle chitarre cessa di essere semplice rumore e diventa un abbraccio. È esattamente ciò che accade con 'In Spite of Never Ending', l'EP con cui gli australiani Gloam spingono l'acceleratore su quel territorio sfocato e magnetico in cui il distorsore incontra la melodia. Il quartetto di Perth si muove con grazia e violenza nel solco di act come Fleshwater, Nothing e Hum, piazzandosi al centro di un post-shoegaze moderno che non ha paura di pestare duro sul pedale dell'effetto. Fin dall'iniziale "Tunnel to Our Bliss", le chitarre innalzano muri di suono densi, saturi e avvolgenti. Il brano è guidato da una linea vocale calda e malinconica, capace di trasformarsi in un vero e proprio passaggio sonoro verso una forma di cupa beatitudine. La successiva "Never Ending" non si discosta dalle coordinate tracciate in apertura; appare forse un filo più timida, ma il rifferama rimane compatto e pesante, bilanciato da un'impronta melodica che rende il tutto decisamente accessibile. Sia chiaro, non siamo di fronte a chissà quale rivoluzione musicale, ma le qualità al gruppo non mancano di certo. Lo dimostra anche "Smothered, Not Seen", che parte sottovoce con un leggero arpeggio per poi accompagnarci verso lo shoegaze più classico, ipnotico e d'atmosfera. A chiudere il cerchio ci pensa la "In Spite of", un crescendo dinamico da manuale che accumula tensione, nota su nota, fino a spalancarsi in un finale catartico e purificatore. (Francesco Scarci)

(Last Rite Records - 2026)
Voto: 70