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| #PER CHI AMA: Post Metal/Hardcore/Post Punk |
L’apocalisse, quella vera, non farà rumore. Non sarà lo schianto di un meteorite sulla Terra o il crollo coreografico di un grattacielo; sarà qualcosa di molto più intimo, viscido e silenzioso. Forse un veleno che entra in circolo, cambiando il sapore dell'acqua mentre la bevi. I Feversea probabilmente sanno qualcosa di più, complice l'amaricante fil rouge biblico di questo lavoro, e hanno deciso di non aspettare il prossimo album per dircelo. Sono quindi tornati da Oslo con un nuovo EP, 'Wormwood in the Veins of the World', a soli dieci mesi dal debutto 'Man Under Erasure'. Dimenticatevi lunghe suite post-metal, i nostri da sempre sono sostenitori della compressione. Quattro tracce, diciotto minuti. È un post metal animato da fiammate punk quelle che ascoltiamo nell'opener, nonché title track del disco, peraltro con la densità del piombo fuso. Un muro sonoro che crolla addosso, con quella melodia sghemba, marchio di fabbrica dei nostri, al pari della voce femminile di Ada, urlata, suadente, viscerale. Sarà cosi in tutte le tracce del disco. In "All Gall Is Divided", la band spinge che è un piacere, mentre la frontwoman prima sussurra, poi ci urla in faccia e infine ci accorda una carezza. Ma non c'è da abbassare la guardia, anche laddove il sound si ferma un paio di secondi per farci respirare. La ruvidità dei nostri si riprende la scena per un'altra manciata di secondi, poi di nuovo qualche carezza consolatoria e poi ceffoni sulla faccia, gli stessi rifilati anche nella successiva "Bileblack", questa dotata di un suono viscoso e oscuro, che trasuda tutta la tensione di un lavoro in un unico termine cromatico, il nero. Che dire poi di "Sounding The Third Trumpet"? Una devastante, dissonante e disturbante chiusura, l'estinzione della razza umana da un mondo che non ci vuole più. Cali il sipario. (Francesco Scarci)
(Dark Essence Records - 2026)
Voto: 74
