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lunedì 18 maggio 2026

Design - Faithless

Ascolta "Design - Faithless" su Spreaker.
#PER CHI AMA: Post-Punk/Industrial
Da un paio d'anni mi sono avvicinato al post-punk, quindi per me è stato piacevole recensire 'Faithless', terzo album dei marchigiani Design. Non li conoscevo, devo ammetterlo, ma la proposta del quartetto, per quanto poco affabile, si muove in territori che intrecciano post-punk, industrial, darkwave e alternative rock. Quando fate partire il disco, vi immergerete subito nelle atmosfere oscure della title track, capendo che qui non stiamo parlando di metal, quello dei riff d'acciaio e della doppia cassa che ti prende allo stomaco; eppure, c’è un filo invisibile, una densità fatta di chiaroscuri e di silenzi pesanti, che unisce questo lavoro all'estremismo emotivo più nero. I Design si muovono su un crinale scosceso: in "Cold War", il post-punk si scontra con la coldwave e l'elettronica in sottofondo, non credo serva a far ballare, semmai a dare un ritmo regolare al brano, che ho immediatamente eletto come il mio preferito del disco, forse anche per una piega decisamente internazionale che avvicina i nostri a realtà ben più affermate del panorama musicale. Proseguendo nell'ascolto di "Sweet Surrender", delle sue evocative linee di basso e dei suoi testi che vedono una "dolce resa" come un atto di libertà e sopravvivenza emotiva, mi rendo conto che quello che ho fra le mani è proprio un gioiellino, da mettere accanto alla mia collezione fatta di Secret Cameras, Talk to Her e The Slow Readers Club, anche se tutti questi suonano decisamente più commerciali rispetto alla band di quest'oggi. "Deep Dive" è una discesa negli abissi della propria anima, e l'inquietudine sonora creata dai Design mira a toccare esattamente quel nervo scoperto che teniamo nascosto anche a noi stessi. Il suono sembra farsi ulteriormente più cupo in "Blame", con la voce del frontman, sempre notevole dall'inizio alla fine, qui meno "accogliente" rispetto agli standard, stemperata comunque da un coro che sembra voler quasi donare un tocco etereo al brano. Un interludio strumentale e poi è il momento dei "Evil Eye", un pezzo che parla della rottura di un legame tossico e forse per questo, si percepisce una bella dose di rabbia nelle distorsioni sonore e nel graffio vocale. Il disco prosegue ancora per altri quattro pezzi, tra l'industrialoide ("Keyhole") e l'alternative ("The Belly of the Whale"), e il risultato non cambia poi di molto. Non c'è la pretesa di inventare un linguaggio nuovo, ma c'è la dignità di chi usa le vecchie parole della darkwave per scrivere una lettera d'addio estremamente contemporanea. (Francesco Scarci)

(Overdub Recordings - 2026)
Voto: 75