martedì 28 luglio 2026

Dark Zodiac - Black Goddess

#PER CHI AMA: Thrash/Death
Diciamocelo chiaramente, senza girarci troppo intorno: i Dark Zodiak non hanno alcuna intenzione di reinventare la ruota. Se cercate l'innovazione del secolo, avete decisamente sbagliato indirizzo. Ma se cercate una dose massiccia di violenza sonora, 'Black Goddess' è la mazzata sui denti che stavate aspettando. La solida realtà tedesca, guidata dalla carismatica e micidiale Simone Schwarz alla voce, torna con un nuovo lavoro autoprodotto che è un concentrato di pura devozione alla vecchia scuola thrash/death anni '80, pompato da una produzione moderna e mastodontica. Zero originalità, dunque, ma una discreta precisione chirurgica. L'album è un concept che ruota attorno alla figura della "Dea Nera", esplorando mitologie oscure, rivalsa spirituale e demoni interiori. Il motore immobile del disco è un guitar-work d'acciaio: riff granitici tipicamente thrash si fondono a rallentamenti pachidermici e una sufficiente sezione solistica, il tutto blindato da una sezione ritmica implacabile e dal growl cavernoso della Schwarz. La tracklist è una progressione micidiale concepita per non lasciare superstiti. Si parte con la title-track, un assalto frontale a base di doppia cassa incessante e riff quadrati che uniscono il thrash teutonico al death europeo più classico. Neanche il tempo di respirare e irrompe "Lost", che mantiene la tensione a livelli di guardia, con cambi di tempo repentini e un riffing serrato. È un lotto di pura aggressività che evoca schemi già sentiti cento volte, ma che funziona da Dio. A metà corsa, "Guardian of the Night" chiama clamorosamente in causa "Angel of Death" degli Slayer, per un pezzo che sembra strutturato appositamente per scatenare l'inferno nel moshpit. Da "Primal Force" mi sarei aspettato facesse onore al proprio titolo e invece no: inizio compassato, un'alternanza più o meno efficace con qualche scarica di energia primordiale e poco altro. Ci si avvia cosi stancamente alla fine con il sound grooveggiante di "Depth of Darkness", più mortifero e fangoso dei precedenti, prima di "Rising from the Ground", un altro pezzo che torna a fare il verso a Tom Araya e soci, che sicuramente lascia l'ascoltatore tramortito, ma che rimane privo di qualsiasivoglia briciolo di originalità. (Francesco Scarci)

(Self - 2026)
Voto: 60