giovedì 2 aprile 2026

Empire de Mu – The Lotus Legacy

#PER CHI AMA: Orchestral Brutal Death
A Montréal, si sa, il freddo non scherza, ma quello uscito dagli studi degli Empire de Mu, è invece un calore di tipo diverso: un incendio che fonde il marmo dei teatri d'opera con la cenere del brutal death. Se pensavate che il connubio tra lirismo e la violenza del death metal fosse già stato esplorato a sufficienza, 'The Lotus Legacy' è qui per dirci, con una certa dose di arroganza, che ci sbagliavamo di grosso. Eccomi alle prese quindi con un disco, il secondo per i canadesi, di undici pezzi che promette fuochi d'artificio. Se l'intro non fa altro che prepararci all'arrivo di una buona dose di melodia, "Arthefac" ci prende invece a schiaffoni sul muso, proponendo un brutal death frenetico cantato da una voce lirica, si avete letto bene. Potete pertanto immaginare come questo connubio strida non poco: chitarra e batteria lavorano in uno stato di assalto permanente, sebbene qualche interludio ci conceda il lusso di prender fiato, mentre il vero centro gravitazionale ruota attorno alla performance vocale di Arianne Fleury, che passa dal canto lirico più puro che spesso mi spinge a cambiar brano, a un cantato più graffiante (come quello di "Les Volontaires"). "Naga" è devastante musicalmente, ma poi la voce di Arianne prova ad addolcire la pillola, con non qualche difficoltà evidente. Eh si, perchè i due universi, lirico e death metal, alla fine non s'incastrano alla perfezione come invece accade per altre entità analoghe (penso ai Fleshgod Apocalypse). I nostri fanno un gran casino, è innegabile, nonostante alcuni pezzi offrano parti decisamente più atmosferiche che sanno quasi di improvvisazione ("Inukshuk"), mentre "Yakushima" evochi spettri dei Morbid Angel. Quel che conta è che alla fine, personalmente, la proposta del quintetto non mi conquista affatto, anzi mi infastidisce pure. Sicuramente, è un disco da ascoltare senza troppi pregiudizi, altrimenti il rischio di fermarsi al secondo pezzo è davvero elevato. (Francesco Scarci)

(M&O Music - 2026)
Voto: 55

mercoledì 1 aprile 2026

Golgata - Själabod

#PER CHI AMA: Black Melodico
C'è un modo di intendere il black metal che non passa certo attraverso foreste incantate o eterei riverberi. È un modo che sa di acciaio freddo, di precisione chirurgica e di una rabbia che non urla al vento, ma ti guarda dritta negli occhi. Gli svedesi Golgata appartengono a questa stirpe. Con il loro quarto lavoro, 'Själabod', il duo scandinavo mette sul tavolo otto inni che sono lame affilate, forgiate in quel ghiaccio melodico che ha reso immortali nomi come Dissection e Sarcasm, ma con un'urgenza tutta contemporanea che non concede sconti. Dal 2016 a oggi, questo progetto ha provato a limare ogni spigolo inutile, arrivando a una formula che è pura aggressione controllata. Pertanto non aspettatevi troppi spazi atmosferici qui, c'è solo il fuoco che arde nel gelo. Le chitarre si rincorrono infatti in vortici di tremolo picking e assoli che tagliano l'aria come rasoi, con la sezione ritmica che si limita a picchiare con blast beat tempestosi. La voce poi è un ringhio che sembra uscire da una gola consumata dal sale. È cosi che i due musicisti mi hanno investito con i loro pezzi, la dolorosa "Sorg", la più melodica "Villebråd", un concentrato di black/thrash con tanto di voci pulite, di quella che mi sembra una gentil donzella e che tornerà più volte nel corso del disco. Poi la title track, un incrocio di epicità e ferocia che si assesterà su un mid-tempo più in stile norvegese che svedese, non fosse altro per quelle chitarre in sottofondo che corrono come cavalli liberi nella steppa. "Sändebud" è un pezzo che tende a farci sprofondare in anfratti doom, mentre "Dödsdans" sfoggia un bel coro centrale dalle tinte folk-medievali. Con "Sakrament" si torna a sonorità più spedite e forgiate nel ghiaccio, al pari delle successive "Änkedok" (un pezzo semistrumentale tiratissimo, in cui compaiono le spoken words di una donna) e "Skymning" (forte delle sue female vocals), che chiudono l'assalto frontale lanciato dai Golgata. Un disco onesto, un disco plasmato nel ghiaccio, un disco per chi ama il black melodico svedese. (Francesco Scarci)

(Satanath Records - 2025)
Voto: 65


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