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sabato 13 giugno 2015

Blackwülf - Mind Traveler

#PER CHI AMA: Stoner/Doom/Heavy
I Blackwülf sono una formazione californiana nata nel 2012 e distribuita dalla nascente Wicker Man Recordings. Il quartetto debutta con questo 'Mind Traveler', ove il quartetto vi ha concentrato le loro influenze heavy metal old school, stoner e doom, il tutto sapientemente condito da una valanga di potenza e melodia. Un sound che richiama le band di trenta-quarantanni fa, ma si piazza a pennello in una fase della musica dove il ritorno del vinile va a braccetto con le sonorità che hanno fatto storia. Il cd è un semplice, ma sempre convincente jewel case, caratterizzato però da una grafica di livello superiore, visto che dietro ci sta un tipo chiamato Alan Forbes (tanto per dire, tra i suoi clienti ci sono i QOTSA, Misfits, etc.), anche se forse qualche foto in più e i testi ne avrebbero aumentato il desiderio di acquisto, ma se venduto al giusto prezzo, lo reputo un ottimo affare. Le otto tracce di 'Mind Traveler' sono di ottima fattura, ben arrangiate e difficilmente da credere per questo genere, mai banali. "Speed Queen" apre l'album e lo fa come per un live, un'intro strumentale con feedback ed affini che si trasforma dopo poco nel tema principale del brano. Ritmo pacato, riff leggero di chitarra e poi la canzone decolla, rimanendo sui 100 bpm e puntando tutto sull'impatto dei suoni. Gli arrangiamenti sono classici come lo stoppato di chitarra che accompagnato a dovere, crea un bel tappeto ritmico. Poi la band ritorna al fraseggio iniziale per chiudere in bellezza. "Royal Pine" è un trip dei sensi basato sulle melodie sapientemente orchestrate dai musicisti. Come ci si aspetta nel rock, le chitarre guidano il brano a suon di riff cadenzati e sporchi di distorsioni, con qualche effetto qua e la, ma la melodia rimane sempre la protagonista. La batteria e il basso hanno i suoni giusti degli album che hanno fatto la storia del rock, tessendo in modo ineccepibile le loro trame senza venire oppressi dalle chitarre. Il vocalist sfoggia un bel timbro, maturo e squillante con quella sfumatura ruvida che aiuta a interpretare al meglio il mood dei testi. Il break a tre quarti del brano permette alla band di staccarsi dalla prima parte e aggiungere la necessaria cattiveria per trasformare il brano da psichedelia ad hard rock. Tutto cresce (tranne la velocità) di intensità, si sovrappongono più linee di chitarre con l'aggiunta del classico assolo finale. Purtroppo (oppure no) la traccia finisce quando poteva ricominciare, questo perchè davanti alla scelta se fare un brano da sei minuti o più oppure chiudere in bellezza, i Blackwülf hanno optato per la seconda. Una buona band che cavalca l'onda del momento, che sa comunque tirare fuori belle canzoni che denotano impegno e sudore per non risultare mai scontate. Oltre alle influenze citate prima, il mix di stili diversi, dato dal diverso background dei musicisti è degno di nota. Da ascoltare e valutare. (Michele Montanari)