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venerdì 6 marzo 2026

Our Oceans - Right Here, Right Now

Ascolta "Our Oceans - Right Here, Right Now" su Spreaker.
#PER CHI AMA: Alternative/Prog/Post Rock
Siamo franchi, quando senti il nome di Tymon Kruidenier, la mente corre subito ai labirinti cerebrali degli Exivious. Ti aspetti incastri matematici, roba da far fumare il cervello a chiunque. Invece, con 'Right Here, Right Now', il nuovo disco uscito proprio oggi, il power trio olandese ha deciso di fare una cosa che nel mondo prog è quasi rivoluzionaria: aprire le finestre e lasciar entrare la luce. Non è un cambiamento da poco. Il singolo apripista del disco, "Abloom" (fioritura), era il primo tentativo di provare a far fiorire un qualcosa che probabilmente spunta dal fango e cerca il sole. Dimenticate quindi quei muri sonori impenetrabili o quella complessità tipica dei nostri che a volte sembrava fine a se stessa; qui le chitarre preferiscono fluttuare, creare atmosfera, quasi a voler disegnare degli spazi ampi dove la voce di Tymon può finalmente distendersi. È un suono arioso, stratificato, prodotto con una cura quasi maniacale, ma che non risulta mai fredda. Il tutto si evince anche dall'iniziale "Golden Rain", che abbraccia un progressive post rock squisitamente moderno, luminoso e dal taglio quasi cantautorale. Un marchio di fabbrica che potrete assaporare anche nelle successive "Lost in Blue", nella più elettro-criptica "Leave Me Be" o in "Just Like You", dove i nostri sembrano addirittura andare oltre, con una delicatezza inattesa, grazie a note vellutate su cui la voce del frontman va a poggiare, alla ricerca di una progressione musicale che a volte tarda fin troppo ad arrivare. "Untamed" prova a riprendere la rincorsa con una vena più hard rock oriented, giusto per calmierare le eccessive smancerie del disco e sembra anche riuscirci, sebbene perda un po' di quella verve che invece mi aveva catturato nell'opener. Se la jazzy "Drifting In The Drops" è trainata da un groove ritmico eccezionale, "If Only..." si addentra coraggiosamente in territori da iper ballad, forte di un delicato e azzeccatissimo duetto con la guest Evvie, ricordandomi peraltro per le sue atmosfere, "Verona" dei Muse. A chiudere il disco, ecco la già citata "Abloom", un epilogo grandioso e vibrante che sigilla alla grande il disco. Ecco, se state cercando blast beat o riff che vi prendono a schiaffi, lasciate perdere. Ma se siete fan di Leprous o Karnivool, e avete voglia di qualcosa in grado di evolvere ascolto dopo ascolto, allora dategli una chance. È un disco complesso, per chi ama le sfumature e non ha paura di una melodia che ti resta appiccicata addosso. (Francesco Scarci)

(Long Branch Records - 2026)
Voto: 75