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| #PER CHI AMA: Death/Doom/Horror |
Il debutto discografico del progetto italiano Pseudobiblion, intitolato 'Index I', vorrebbe imporsi come un compendio di spessore nel panorama estremo underground, fondendo death old school e cupo horror-doom metal d'inizio anni '90. La band, formata da membri di band storiche come Nihili Locus, Dvm Spiro e Manhunt, dichiara esplicitamente influenze legate ad alcuni capisaldi scandinavi e d'oltreoceano come Grotesque, Nihilist, i primissimi Dark Tranquillity, Death (mah! - ndr), Sodom e Autopsy. Superate le tenebre dell'oscura intro "The Upper Berth", i nostri esibiscono, in "The Oval Portrai", chitarre taglienti e una sezione ritmica tellurica, arricchite da una performance vocale che si assesta su un growl animalesco, che non lascia però il segno. Meglio invece la successiva "Memory", che con le sue atmosfere orrorifiche, le vocals decadenti in sottofondo e le chitarre spigolose, profuma di un metal d'altri tempi che pensavo dimenticato. Le chitarre si muovono lungo binari affini anche nella successiva "Green Tea", con i vocalizzi del frontman che evocano i Nihili Locus, al pari delle melodie che costituiscono l'architettura di un pezzo più convincente dei precedenti. "The Judge's House" è un brano decisamente più monolitico e doom oriented, un classico back in time che tuttavia continua a non regalare chissà quali emozioni al sottoscritto. "Markheim", il brano più intrigante del lotto, complice un finale a dir poco sinistro, prova a portare a compimento un disco sicuramente old fashion per sonorità , tematiche (che attingono all'antico 'Index Librorum Prohibitorum', inserendo frammenti letterari inalterati della letteratura horror e gotica classica) e attitudine, un lavoro indicato per coloro a cui forse manca la conoscenza della storia di questo genere. Francamente, per chi come me mastica questi suoni fin da 40 anni, meglio andarsi a prendere gli originali. (Francesco Scarci)
(Club Inferno Entertainment - 2026)
Voto: 62
