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martedì 13 ottobre 2026

Dawn of Demise - Feed My Absurdity

#PER CHI AMA: Brutal Death
Ci sono band che passano una carriera intera a inseguire l'avanguardia e altre che, semplicemente, preferiscono barricarsi nel proprio bunker di certezza scolpita nel granito: i danesi Dawn of Demise appartengono senza dubbio a questa seconda categoria, e 'Feed My Absurdity' ne è la riprova più granitica e testarda. La ricetta dei nostri non cambia di un millimetro, radicata com'è nella solita venerazione per la lezione dei soliti pesi massimi, Suffocation, Dying Fetus, Severe Torture e qualche puzza di zolfo in stile Morbid Angel, il tutto valorizzato da una produzione tirata a lucido, chirurgica e spessa come un muro di mattoni. Le chitarre sono rasoi sintonizzati su frequenze bassissime, la batteria picchia con una precisione quasi clinica e il cantato sfoggia quel cavernoso, viscerale growl d'ordinanza che sviscera l'infinita assurdità del degrado umano. La maestria esecutiva dei quattro è indubbia, e la riprova sta in un lavoro chitarristico tirato a lucido: gli assoli sciorinati lungo la scaletta sono autentiche perle di tecnica e gusto brutal, veri lampi di classe che emergono da un mare di metallo incandescente. L'apertura, affidata alla title track, mette subito in chiaro le cose a colpi di riff quadrati e controllo ritmico totale, spianando la strada alle accelerazioni a base di blast-beat di "Ominous". Il motore continua a girare a pieni d'olio con il sound monolitico di "The Essence of Extirpation" e il plettraggio ossessivo di "Reviving Demise", per poi piazzare il gancio con gli stop-and-go cupi e cadenzati di "The Immoral". La seconda metà del disco non sposta di una virgola l'inerzia del massacro. Intendiamoci bene, da navigato macellaio del genere non posso che alzare il cappello di fronte a una prova strumentale così impeccabile e a soli di chitarra di questo livello. Tuttavia, una volta spenti gli amplificatori, la sensazione di dejà-vu è semplicemente soffocante: in fatto di personalità e idee nuove qui dentro c'è il deserto assoluto. Alla fine, 'Feed My Absurdity' è un disco brutale, suonato con una perizia tecnica invidiabile se cercate la solita scossa d'adrenalina, ma se da un album pretendete anche solo un minimo briciolo d'originalità, vi conviene bussare a un altro portone. (Francesco Scarci)

(Unique Leader Records - 2026)
Voto: 62

giovedì 24 settembre 2026

Morgue – Herald the Dawn

Ascolta "Morgue – Herald the Dawn" su Spreaker.
#PER CHI AMA: Brutal Death
A ventinove anni dalla fondazione, i veterani di Alès non hanno la minima intenzione di fare prigionieri o ingraziarsi le nuove leve: 'Herald the Dawn', sesto sigillo targato Morgue, è una colata di cemento armato che sotterra qualsiasi illusione di modernità. La storica formazione transalpina torna a rivendicare il proprio posto nell'underground più marcio, riallacciandosi alla propria matrice brutal death/grindcore di fine anni '90, sferrando un attacco monolitico che chiama in causa i giganti della carneficina d'oltreoceano, da Suffocation, Massacre e Cryptopsy, fino alle deviazioni più "ignoranti" di Malignancy e Pig Destroyer. Niente fronzoli, niente tecnicismi stucchevoli o grosse concessioni alla melodia: la produzione sceglie una resa sonora polverosa, viscerale e volutamente priva di patina, dove chitarre dalla distorsione satura e affilata, lavorano in coppia con un basso sordo che fa tremare le fondamenta, sorretti da una batteria chirurgica che sciorina blast-beat incessanti e da un growl cavernoso, catramoso e deliberatamente sgradevole. Liricamente, il disco è un viaggio senza ritorno tra violenza esplicita, decomposizione, orrore gore e desolazione, andando a comporre un manifesto d'odio sonoro che picchia duro e sempre nello stesso punto, senza concedere un solo secondo di tregua o respiro. 'Herald the Dawn', dall'iniziale "Vortex of Darkness", passando da altri episodi rilevanti come la dissonante "The Abyss I Know", la veemente "To the Bitter End" (che sfoggia peraltro un assolo ubriacante), la roboante title track, fino a chiudere con la pestilenziale "The Deserted Garden of Eden", è un blocco di granito scuro, primordiale ed esecutivamente spietato, un ascolto imperdibile per tutti i cultori del brutal death metal intransigente, che cercano nella musica estrema un impatto frontale, puzza di chiuso e purissima violenza d'altri tempi. (Francesco Scarci)

(Godz Ov War Productions - 2026)
Voto: 66


domenica 13 settembre 2026

Undertakers - Global Dominion

#PER CHI AMA: Brutal Death
Trentacinque anni ad affilare le lame nello stesso scantinato non sono una bagatella, e gli Undertakers tornano a sbranare la carne con 'Global Dominion'. I pionieri campani del death-grind nostrano non hanno la minima intenzione di deviare di un millimetro dalla loro rotta storica: niente svolte d'avanguardia o fronzoli per sfigati, solo una mazza chiodata sferrata con la precisione di chi fa questo mestiere da una vita, anche se bisogna essere onesti nel riconoscere come sia proprio questo loro approccio monolitico, ostinato e a tratti irrimediabilmente monocorde, a rappresentare il loro limite più grande, quell'attitudine stoica che li ha resi un culto di nicchia ma che ha precluso loro il balzo in avanti definitivo verso un successo globale di ben altre proporzioni. L'ispirazione attinge al sacro verbo di Napalm Death, Terrorizer e Misery Index per trasformare la carneficina sonica in un manifesto politico contro la plutocrazia e il collasso della civiltà, sorretta da una produzione che bilancia cattiveria e nitidezza con chitarre a motosega, un basso-martello pneumatico e una batteria al limite dell'umano che alterna d-beat e blast-beat selvaggi, sovrastati da un cantato che ruggisce odio contro il sistema. Una breve intro e l'assalto si apre con la fiammata hardcore/grind di "United Front", che chiama a raccolta le masse con rabbia cieca, per poi passare alla title track "Global Dominion", che cala l'asso del death metal più intransigente con stacchi granitici ideati per il moshpit. "All Out War" profuma di Slayer della prima ora nel riff d'apertura prima di esplodere come una granata grind, mentre "Plutocracy Era" parte con un basso distorto e cupo per poi deragliare nell'ennesima ripartenza alla velocità della luce. Con "Iron Regime" emergono sfumature blackened e cadenze oppressive che simulano la morsa della tirannia, seguite dal groove serrato ed elastico di "Collapse Protocol", che racconta in musica, il declino della società, e dal carro armato d-beat di "Rise of Resistance", vera colonna sonora di uno scontro di piazza. Gli echi dei Sepultura più feroci emergono nei due minuti di breakdown devastanti di "Just Keep Fighting", prima che la conclusiva "Bodies' Supermarket" metta il sigillo finale sulla mercificazione dell'essere umano tra chitarre sferzanti e ritmiche belliche. 'Global Dominion' è l'ennesima prova di forza di una band coriacea, viscerale e politicizzata anche nelle mutande (ma in un mondo di merda in cui viviamo, chi realmente non lo è?): non troverete una sola idea fuori dal seminario né la varietà necessaria per esplodere oltreconfine, ma se cercate del brutal death-grind puro, suonato da gente che non si è mai venduta, qui c'è pane per i vostri denti. (Francesco Scarci)

(Time To Kill Records - 2026)
Voto: 68

giovedì 2 aprile 2026

Empire de Mu – The Lotus Legacy

#PER CHI AMA: Orchestral Brutal Death
A Montréal, si sa, il freddo non scherza, ma quello uscito dagli studi degli Empire de Mu, è invece un calore di tipo diverso: un incendio che fonde il marmo dei teatri d'opera con la cenere del brutal death. Se pensavate che il connubio tra lirismo e la violenza del death metal fosse già stato esplorato a sufficienza, 'The Lotus Legacy' è qui per dirci, con una certa dose di arroganza, che ci sbagliavamo di grosso. Eccomi alle prese quindi con un disco, il secondo per i canadesi, di undici pezzi che promette fuochi d'artificio. Se l'intro non fa altro che prepararci all'arrivo di una buona dose di melodia, "Arthefac" ci prende invece a schiaffoni sul muso, proponendo un brutal death frenetico cantato da una voce lirica, si avete letto bene. Potete pertanto immaginare come questo connubio strida non poco: chitarra e batteria lavorano in uno stato di assalto permanente, sebbene qualche interludio ci conceda il lusso di prender fiato, mentre il vero centro gravitazionale ruota attorno alla performance vocale di Arianne Fleury, che passa dal canto lirico più puro che spesso mi spinge a cambiar brano, a un cantato più graffiante (come quello di "Les Volontaires"). "Naga" è devastante musicalmente, ma poi la voce di Arianne prova ad addolcire la pillola, con non qualche difficoltà evidente. Eh si, perchè i due universi, lirico e death metal, alla fine non s'incastrano alla perfezione come invece accade per altre entità analoghe (penso ai Fleshgod Apocalypse). I nostri fanno un gran casino, è innegabile, nonostante alcuni pezzi offrano parti decisamente più atmosferiche che sanno quasi di improvvisazione ("Inukshuk"), mentre "Yakushima" evochi spettri dei Morbid Angel. Quel che conta è che alla fine, personalmente, la proposta del quintetto non mi conquista affatto, anzi mi infastidisce pure. Sicuramente, è un disco da ascoltare senza troppi pregiudizi, altrimenti il rischio di fermarsi al secondo pezzo è davvero elevato. (Francesco Scarci)

(M&O Music - 2026)
Voto: 55

martedì 10 marzo 2026

Cadavrul – Necrotic Savagery

#PER CHI AMA: Death Old School
Sembra che si siano persi per strada i rumeni Cadavrul visto che il precedente e unico album, 'Enter the Morgue', risaliva addirittura al 2013. Forti ora del supporto dell'etichetta Loud Rage Music, il quartetto di Costanza torna con il proprio death metal old school, ben radicato come sonorità, nei primi anni '90. Quindi è già chiaro cosa c'è da aspettarsi da questo lavoro: dieci pezzi morbosi di death nudo e crudo che dall'intro iniziale alla conclusiva "Fuck Fashion", vi segherà in due con un suono brutale, privo peraltro di qualunque orpello estetico o melodico, fatto salvo per qualche assolo interessante. Poi non c'è molto altro da dire: se siete amanti dello stile secco e ferale alla Cannibal Corpse, con growling vocals al limite del catacombale, rallentamenti doomeggianti ("Circle Pit (B.Y.H.)" o "Marș Funebru"), e violente liriche necrofagiche (d'altro canto, l'artwork è piuttosto esplicito), beh il lavoro potrebbe fare al caso vostro. Non certo al mio, devo ammetterlo. Questi suoni li ascoltavo trent'anni fa quando mi avvicinai ai primi Carcass, ai Vader (ma quest'ultimi sono già decisamente più melodici) o ai già citati Cannibal Corpse; quindi se proprio volessi riprendere in mano il genere, beh andrei ad ascoltarmi gli originali e lascerei da parte tutte queste band che popolano inutilmente l'underground con suoni troppo scontati. Se potessi invece salvare un brano, ecco che la mia scelta cadrebbe su "Fuck Fashion", peraltro bonus track del disco, per quel suo zozzo death'n'roll psicotico e malato. Per il resto, non c'è nulla di cosi interessante per cui dedicare l'ascolto a questi Cadavrul. (Francesco Scarci)

(Loud Rage Music - 2026)
Voto: 50

giovedì 26 febbraio 2026

Gluttonous Overindulgence of Relentless Torture - Slambiteration

#PER CHI AMA: Deathcore/Slam Death
Facile ricordare un nome cosi chilometrico, no? Gluttonous Overindulgence of Relentless Torture, che noi abbrevieremo subito a GORT, è una one man band belga, guidata da Robbie Smeyers, votata a un brutal death slam con forti venature deathcore. 'Slambiteration' è il loro EP del 2025, fatto uscire poco dopo il debutto su lunga distanza, 'The Coomer Chronicles'. Quattro nuovi pezzi quindi a prenderci clamorosamente a scudisciate sul volto. Non aspettatevi ritmi vertiginosi però, almeno non con l'iniziale "Bludgeoned with IKEA Furniture" il suo black humor e le sue chitarre ultra compresse, perfette per far esplodere i palm-mute sugli impianti tamarri da auto, grazie anche a un basso ribassato, una drum machine da urlo, breakdown ignoranti e vocals che si muovono tra il growl animalesco, pig squeal e urlacci vari, con un'estetica che guarda agli statunitensi Chelsea Grin. Si prosegue con lo slam super grooveggiante di "Silverback Slamdown" che spinge, al pari della successiva "Clubcard Decapitation", sul lato beatdown, con pattern a tratti quasi hip-hop, sotto strati ritmici distorsivi allucinanti e disturbanti, e poi quelle vocals da "porco" che rendono il tutto ancora più assurdo. A chiudere il disco ci pensa "Slambliterated Beyond Belief" che si muove tra stop'n go, breakdown tonanti che andranno a sincronizzarsi come un unico colpo fatto esplodere in gola. Devastanti. (Francesco Scarci)

(Skullcracker BE - 2025)
Voto: 67

martedì 24 febbraio 2026

Mortal Decay - Forensic

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Brutal Death/Black
Musica da camera… mortuaria. La band è al suo secondo full-length (se si esclude la raccolta su cd dei primi tre demo rimasterizzati, intitolata 'Gathering of Human Artifacts'), dopo 'Sickening Erotic Fanaticism'. Se non li conoscete ancora, questa è l’occasione buona per farlo. 'Forensic' è un album death cupo e straniante. Stenterete a crederci, ma non è neppure esageratamente noioso, né del tutto prevedibile nei suoi passaggi. Merito di un songwriting abbastanza creativo. Il libretto riporta la seguente epigrafe: “Vorremmo estendere le nostre condoglianze alle vittime dei tragici eventi dell’11 settembre”. Ammetterete che un album brutal death è una collocazione piuttosto insolita per una frase come questa. I testi riservano un’ulteriore sorpresa: vi si coglie qualche timido accenno di giudizio morale. Appena un barlume, intendiamoci. Un esempio? "Monkey Cage" tratta di vivisezione ma, pur soffermandosi su particolari atroci, non reca segni di compiacimento per le crudeli sevizie inflitte agli animali. Si parla infatti di folli esperimenti e di scienza impazzita. In "My Mind Bleeds Tragedies" ecco la confessione di un medico legale, per cui si legge: “Non ci si abitua all’odore delle vittime carbonizzate, o alla vista dei bambini morti”. Un decennio di testi improntati al nichilismo più bieco ci ha fatto scordare che esiste una cosa chiamata Etica. Brutal death e black metal ci hanno riservato la glorificazione del peggio: l’apologia della violenza e della sopraffazione. Cos’è accaduto, nel frattempo, per far sì che un gruppo di deathsters statunitensi si riavesse – parzialmente e, temo, in via del tutto transitoria – dall’obnubilamento indotto dall’appartenenza alla suddetta scena? È accaduto che tremila persone perdessero la vita in poche ore, assassinate da dei fanatici, sotto gli occhi dell’intera nazione americana e del mondo.

(Unique Leader Records/Dissonant Tapes - 2002/2024)
Voto: 65

lunedì 23 febbraio 2026

Sadael - Paralytic Thrall

Ascolta "Sadael - Paralytic Thrall" su Spreaker.
#PER CHI AMA: Brutal Death
A me sembrava che i Sadael fossero una band votata al funeral doom, e invece quando ho fatto partire il disco inviatomi dalla Satanath Records, mi sono ritrovato di fronte a un attacco di robusto death metal. Che diavolo è successo a questo musicista armeno che distillava musica influenzata dal minimalismo dei Thergothon o dalle atmosfere più tragiche dei My Dying Bride? Che lo spostamento in Austria abbia in un qualche modo influenzato il sound dei nostri, o il banale cambio del logo significhi un totale cambiamento musicale? Chi può dirlo. Io so solo che la song iniziale di 'Paralytic Thrall' (ventunesimo album peraltro), mi ha preso a scarpate in faccia e nel culo. Ora distinguere dove siano posizionate entrambe potrebbe essere un quesito ardito ma non altrettanto interessante quanto capire cosa abbia portato il buon Sadael, col fido compagno Andrew Gossard (voce dei Putrefaction), a una svolta cosi radicale. Posso solo dire che "Into Absence" è puro death metal, al pari della successiva "Erasure", sebbene in alcuni momenti, si assista a un rallentamento quasi claustrofobico delle sue ritmiche (retaggio della vecchia creatura probabilmente). "Identity Dissolving" sfocia addirittura nello slam death metal con le voci tra il growl e il pig squeal e le ritmiche sparate a tutta birra. Ecco, non certo il mio genere preferito, per quanto qua e là (in "Leave the Weak Behind" ad esempio) gli assoli regalino momenti edificanti. Il resto però è puro death metal disturbante con una complessità strumentale non indifferente ma la cui brutalità fisica, lo va a rendere fin troppo caotico e furioso. Interessanti le melodie di "Screaming Earth" o l'asfissia emanata da un brano come "From Flesh to Void". Per il resto, allacciatevi le cinture, pronti a impattare con l'annientamento totale profuso da questo 'Paralytic Thrall'. (Francesco Scarci)

(Holy Mountains Music - 2025)
Voto: 62

martedì 23 dicembre 2025

Eternal Enemy - Fatal Disease Called Life

#PER CHI AMA: Techno Brutal Death
Tra gli album che non ho particolarmente apprezzato in quest'ultimo scorcio d'anno, figura 'Fatal Disease Called Life', opera prima (all'attivo hanno solo un EP) dei canadesi Eternal Enemy. Se al primo ascolto ero stato gravemente critico nei confronti della band originaria di Victoria, tanto da pensare di massacrarli in sede di recensione, al secondo, il buon senso ha prevalso. Questo non significa che andrò a premiare il disco del duo nord americano, ma di certo non lo bistratterò in malissimo modo. Otto i brani inclusi (la cui durata media è di tre minuti) che si rifanno al classico old school americano, fatto di riff cavernosi ultra ribassati e vocals effettate probabilmente dall'utilizzo di soda caustica durante i gargarismi pre-registrazione. La musica sembra piuttosto piattina al primo impatto, la produzione non ne agevola peraltro l'ascolto, ma la proposta viene salvata in un qualche modo, da soluzioni chitarristiche/assoli vari che mi hanno indotto a immaginare la band come un mostro mitologico che combina il virtuosismo dei primi Nocturnus, coniugato con l'abominio degli Autopsy e alla follia recondita degli Akercocke, il tutto annaffiato dalla putrescenza dei teutonici Carnal Tomb. Una bell'accozzaglia di suoni insomma che probabilmente, alla fine non accontenterà nessuno. Tuttavia qualche buon pezzo, almeno musicalmente parlando, c'è: "Dark Days Ahead" non sarebbe infatti male, se poi non ci fosse quella voce mostruosa che rovina il tutto. Anche la successiva "Corpse Stench", song stralunata e sperimentale, potrebbe avere qualcosa di interessante da dire, se solo avesse una componente vocale di tutt'altra caratura. "Massacre the Masters" ha una linea di chitarre fresca, sinistra e melodica, ma nuovamente, il vocalist ci mette del suo per rovinare il tutto. Lo stesso dicasi dell'altrettanto atmosferica "Rivers of Ghosts", e da un taglio progressive completamente devastato da un cantato a dir poco peccaminoso. Il verdetto finale è un peccato che penalizza la proposta del duo. Il potenziale compositivo non basta infatti a superare lacune tanto gravi. La diagnosi è chiara e il rimedio uno solo: rinnovare chirurgicamente le corde vocali del frontman. Senza questo intervento cruciale, sarà impossibile per gli Eternal Enemy ripresentarsi con una proposta più solida e decorosa. (Francesco Scarci)

(Self - 2025)
Voto: 58

venerdì 5 dicembre 2025

Glorious Depravity - Death Never Sleeps

#FOR FANS OF: Death Old School
New York-based band Glorious Depravity is back with their essential sophomore effort, five years after the remarkably solid debut album ‘Ageless Violence,’ where this young band showed great devotion to 90s metal. The project consists of five members with a good degree of experience in the metal scene, as they are part of different projects that range from traditional heavy metal to more extreme tendencies. With Glorious Depravity, the focus was clear and plain: to display some brutality under the metal banner, with no room for modern tendencies.

'Death Never Sleeps' is the name of the new beast, and it confirms the potential of this band. From the eye-catching album artwork, which depicts a hellish landscape, it is clear that the band has done its best to outperform its debut. The production is faultless, clear yet powerful, allowing both the drums and the guitars to show their full potential and sound like a true wall that hits the listener from the very beginning. Doug Moore’s performance as the singer is undoubtedly one of the highlights of this album. His vocals are tremendous, and even though variety is not usually a characteristic in metal albums, he tries to add some nuances as he combines growls with different levels of depth and occasional high-pitched screams, like the ones you can hear in the devastating track "The Devouring Dust".

Pace-wise, the album is quite varied. Glorious Depravity successfully combines speedy sections with slower ones that are truly headbanging-inducing. I can easily imagine that songs like "Freshkills Poltergeist" or "Carnage at the Margins" could create some nice mosh pits at a concert, which is always a good sign for a metal album. One of my personal favorites is "Stripmined Flesh Extractor" with its relentless fury. This track could certainly create some chaos among fans. In each song, the fast, medium, and slower sections are excellently combined as these tempo changes flow naturally through the entire composition. The riffing is as heavy and solid as you can imagine; the whole album is full of crushing riffs that will make you move your head like crazy. There is almost no room for solo virtuosity, although the album closer "Death Never Sleeps" gives away a glimpse of it.

All in all, ‘Death Never Sleeps’ is a very good album that will delight die-hard fans of 90s metal. This effort, however, has a contemporary feel to its production that makes it sound fresh. In any case, expect no less than a classic and satisfying, neck-breaking dose of pure metal.

(Transcending Obscurity Records - 2025)
Score: 80

lunedì 20 ottobre 2025

Toughness - Prophecy

#PER CHI AMA: Brutal Techno Death
'Prophecy' è stato il demo con cui i polacchi Toughness hanno fatto il loro debutto sulla scena nel 2022. La band, che avevamo incontrato qui nel Pozzo in occasione del loro album 'The Prophetic Dawn', e che quest'anno ha visto peraltro l'uscita del secondo cd, 'Black Respite of Oblivion', ha avuto la fortuna di veder anche il demo riproposto dalla loro etichetta, con una nuova veste grafica e una bonus track. Al pari del loro debut album, che io stesso avevo recensito, devo ammettere che anche il qui presente lavoro non brilla certo in fatto di produzione, causa un suono sporco, scarno e che di fatto non mi fa apprezzare la performance dei singoli strumenti. La proposta musicale è poi inevitabilmente legata a quel brutal death, mai troppo violento in realtà, di cui vi avevo parlato in passato, con spruzzate di techno death a sottolineare la comunque notevole perizia strumentale del quartetto di Lublino. Tuttavia, devo dire che il primo pezzo, "Carnal Ecstasy", non l'ho trovato cosi interessante, forse troppo ripetitivo nei suoi giri di chitarra, cosa che non ho riscontrato invece nella successiva e più delirante, "Cleavered". Vi basti ascoltare infatti i suoi giri di basso e di chitarra per rimanere paralizzati, per non parlare poi della sassaiola affidata a un drumming a dir poco schizoide. La voce, manco dirlo, un growl strozzato in gola. Pezzo interessante, diretto e mordace che in meno di tre minuti chiude positivamente la pratica. Ben più complessa e strutturata invece la successiva "The Oracle of Disentanglement", song inizialmente soffocante nel suo apparato ritmico e vocale, meno ariosa e jazzy però, rispetto alla seconda traccia. Una song alla fine monolitica ma comunque ubriacante. Per quanto riguarda la bonus track, "Defying of the Messiah", questa mostra un incedere iniziale più doomish oriented, per poi liberarsi nuovamente in giri un po' troppo ridondanti di chitarra. Un plauso tuttavia va all'inumano batterista che siede nelle retrovie e che detta i tempi pazzeschi di un disco piuttosto violento. (Francesco Scarci)

(Godz Ov War Productions - 2022/2025)
Voto: 65

giovedì 7 agosto 2025

Awful - Absolute Reign

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine   
#PER CHI AMA: Brutal Death
Brutal death violentissimo, sparato a velocità pazzesche, quello proposto dal terzetto italiano degli Awful. Niente mid-tempos, niente pause, ma solamente un martellamento spietato che non dà respiro. Ci lamentiamo spesso del fatto che i gruppi brutal si assomigliano troppo, beh, in questo caso il discorso non vale. Quanto proposto dagli Awful potrà forse sembrare ad alcuni troppo estremo, ma se non altro, non ricorda cose già sentite mille volte. Il demo - di fattura professionale - contiene appena tre canzoni, ma sono sufficienti per stendere al tappeto chiunque!
 
(Sothis Records - 1999)
Voto: 68
 

mercoledì 28 maggio 2025

Diabolic - Supreme Evil

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Brutal Death
La Hammerheart nel 1999 fondò di colpo una nuova sotto-etichetta, la The Plague, per dedicarsi al brutal e dar, sin da subito, filo da torcere alla Relapse, uscendo con questi Diabolic. Originalità tanta, tranne nel genere suonato e nei riffs portanti ovviamente, ma ogni canzone possiede una grande quantità di idee nate dalla vena compositiva di tutti i componenti. Le loro ispirazioni vengono tutte dalle migliori band del genere ovvero dal brutal death, quindi se i nomi di Morbid Angel, Malevolent Creation, Cannibal Corpse, Monstrosity (e sono solo alcuni) vi bastano per farvi inquadrare il genere dell'act statunitense, potete andare tranquilli. Continua però il difetto della The Plague di realizzare digipack insignificanti, unico difetto. A mio parere, uno dei dischi brutal più belli del 2000, e forse non solo per quello estremo, ma addirittura in generale.

mercoledì 9 aprile 2025

Mind Snare - Hateful Attitude

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Brutal Death
Eccomi finalmente a riascoltare 'Hateful Attitude', album d'esordio dei torinesi Mind Snare, band da sempre fedele ai canoni del death metal d'impronta statunitense. A fare la differenza, in questo caso, è la genuinità dei sentimenti espressi nelle nove tracce incluse. I Mind Snare sono pienamente consapevoli di essere esclusi dal cosiddetto "mainstream", e rivendicano con fierezza la loro irriducibile alterità rispetto al Sistema. Le tracce che compongono questo lavoro sono caratterizzate da una spontaneità aggressiva che non lascia indifferenti. Dal punto di vista dei contenuti testuali, 'Hateful Attitude' si rivela estremamente composito, intrecciato com'è di elementi eterogenei. Vi si ritrovano, infatti, inni iconoclasti ("Broken Promises", "Monarch of Prayers"), inaspettati scorci intimisti (si veda il ritratto familiare di "His Blood in Me"), invettive contro la classe dirigente ("Blasted Through Your Head", "Hatebomb") e, in chiusura, un brano dall'incedere maestoso, ispirato alle mostruose teofanie create dal grande H.P. Lovecraft ("Invocations of the 4 Gates"). Un album coinvolgente e sincero, come la rabbia che lo pervade.
 
(Psychic Scream Entertainment - 2000)
Voto: 78
 

domenica 2 febbraio 2025

Disinter - Demonic Portraiture

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine

#PER CHI AMA: Death Metal
Veramente pregevole questo secondo full-length dei Disinter, gruppo di Chicago dedito a sonorità death metal con sfaccettature brutal. La band in questione non spicca certo per la sua originalità, ma propone una miscela omogenea che va a pescare da gruppi svedesi, quali Dismember e At the Gates, piuttosto che dai modelli americani. Il punto di forza del gruppo è sicuramente il drummer, paragonabile veramente a un martello pneumatico. Questo 'Demonic Portraiture' è composto da dieci brani al cemento armato con l’aggiunta di "Blinded By Fear", cover degli At the Gates. L’album comincia con un breve intro acustico che sfocia in "Strength & Honour", la prima vera song del disco, che presenta una ritmica veloce e brutale. Si prosegue nell’ascolto di brani sempre di buona fattura tra cui spiccano la thrasheggiante "Woven With Pestilence and War" e la title-track, che unisce un riff mid-tempo a cambi fast death metal. Come il precedente 'Welcome To Oblivion', questo lavoro dei Disinter dimostra ancora una volta la loro fedeltà a un certo tipo di death metal old-style.
 
(Morbid Records - 2001)
Voto: 70
 

domenica 5 gennaio 2025

Exidia - From The Deep

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Brutal Death
Interessante mini cd di quattro canzoni per questo gruppo di Rovigo che proponeva un death metal d'impronta statunitense. Semplicemente granitica la sezione ritmica: gli Exidia pongono infatti l'accento più sulla potenza che sulla velocità di esecuzione. Efficace si rivela anche la performance vocale del cantante/bassista, giocata su toni stabilmente gutturali. E ciò è un bene, vista e considerata la fiumana di gruppi che ci infliggono triti "duetti" a base di growls e vocals straziate. I testi, scritti in un ottimo inglese, sfiorano, a tratti, tematiche gore evitando però inutili eccessi. Gli Exidia possedevano (la band è ormai sciolta/ndr) i requisiti necessari per suscitare l'interesse di una seria etichetta discografica del settore, anche se solo un'accentuazione delle caratteristiche più personali del proprio sound avrebbe potuto consentire al combo veneto di emergere dal calderone delle bands dedite al death metal.
 
(Self - 2000)
Voto: 63
 

domenica 20 ottobre 2024

Drowning - Age Old Nemesis

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Brutal Death
Ancora buone bands dalla Francia: questa è la volta dei Drowning, brutal death combo di stampo americano che ha sfornato nell'ormai lontano 2002 uno stupendo album sulla scia di bands come Morbid Angel e Angelcorpse. Chiaramente, la potenza distruttiva non è alla portata delle band appena menzionate, ma i nostri all'epoca ci proposero un album fresco, vitale e con molte idee interessanti. Sicuramente un ottimo album per una band a più sconosciuta, che non potrà che farmene parlare bene in giro. La proposta dei Drowning è un brutal molto tecnico e preciso (lodevole la produzione) che non sfocia mai in mostruosi virtuosismi di velocità mortifera, ma incentra più il proprio focus sulla pesantezza e sul, chiamiamolo, groove. Ancora una volta questo pone l'accento su come la scena francese a inizio anni 2000 si sia, in un qual modo, risvegliata da un lungo letargo che sino ad allora sembrava averla del tutto anestetizzata. “Eppur si muove!”, qualcuno avrebbe esclamato, e mi fa piacere che si muova sotto la Bones Brigade, etichetta molto attiva e professionale in ambito brutal/grindcore, che all'epoca diede alle stampe anche ai nostrani Nefas!

giovedì 26 settembre 2024

Mind Snare - Hegemony

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Brutal Death
Torino, città che fu teatro del definitivo crollo psichico di Friedrich Nietzsche, è il luogo di provenienza dei Mind Snare, band attiva sin dal 1989 (con il moniker Satan’s Slaughter/ndr) e ben conosciuta nel panorama death underground. 'Hegemony' è stato il loro EP di debutto, un mini cd di sei canzoni (più i live di "Monarch of Prayers" e "The Ancients Awakening" nella versione della Psychic Scream Entertainment/ndr), ben registrato, potente, e di sicuro impatto. Nella bio, i Mind Snare indicano fra i propri gruppi di riferimento Immolation e Morbid Angel; e il riffing di Chris Benso risente, effettivamente, dell'influenza di Trey Azagthoth. Trey, del resto, è stata un'autorità in ambito death metal, difficile dunque non rendergli omaggio. Quel che maggiormente colpisce, dei brani di questo mcd, è la coesione strutturale. Non c'è traccia di pressapochismo nel songwriting, ogni elemento è perfettamente calibrato. Ciò è dovuto alla perizia compositiva degli autori, che hanno saputo confezionare brani dotati di un'identità autonoma, adeguatamente variegati e articolati al proprio interno (vi segnalo, in particolare "To Jesus" e "The Ancients Awakening"). Il risultato finale è un death metal di prima qualità, che tiene desta dall'inizio alla fine l'attenzione dell'ascoltatore, senza mai annoiare.

(Psychic Scream Entertainment - 1999)
Voto: 73

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mercoledì 18 settembre 2024

Skinless - Progression Towards Evil

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine   
#FOR FANS OF: Death/Grind
I am persuaded that behind this release of United Guttural Records, there is the hand of Richard Limpscomb, guitar and voice of Fleshgrind. I think that among the myriad of brutal bands in the American underground, Rich has found the best. 'Progression Towards Evil' is surely a full-length album for the passionate fans who already know what they are getting when they buy this cd: a very deep voice, drums with a stifled sound, continuous time alterations, and not very philosophical themes. Skinless does everything better than others: the most distinctive comparison I usually hear is with Internal Bleeding, a band quite similar but also quite boring after a few songs. With Skinless, you won't skip tracks because they are well-built, not boring, and as they say in the US, they are catchy. The first two tracks stand out from the other songs for their lyrics (even though there are no other texts, titles like "Scum Cookies" and "Foetus Goulash" are not so hermetic) and they are declarations of hate against humanity that in this musical context are very genuine. In conclusion, I think that bands like Skinless need to be supported by both brutal music fanatics and by people who want to explore something other than Cannibal Corpse, Morbid Angel, and Suffocation.

(United Guttural Records/Burning Dogma Records - 1998/2022)
Score: 75

https://burningdogmarecords.bandcamp.com/album/progression-towards-evil

martedì 10 settembre 2024

Art of Attrition - .​.​.​And it Will All End Forever

#PER CHI AMA: Techno Symph Deathcore
Proprio ieri parlavamo di una scena black nel Quebec, death in British Columbia, ed ecco che oggi andiamo in Alberta per saggiare il techno deathcore degli Art of Attrition, che tornano, a distanza di due anni da 'The Void Eternal', con un nuovo EP. '.​.​.​And it Will All End Forever' è il titolo della nuovo release che mette in pista quattro nuove devastanti tracce che irrompono con la deflagrazione, sin dal primo secondo, di "Drowned in Fog" forte di una sezione ritmica letteralmente frantuma-ossa, complice una monumentale batteria, vera spina dorsale di questa band, una coppia di asce dal rifferama mega ribassato, una sezione orchestrale che dovrebbe attenuarne i toni ma ne arricchisce gli arrangiamenti, per chiudere con un grugnito vocale che sfocia talvolta nel pig squeal. "Vitriol" parte decisamente più in sordina, ma si tratta solo dei primi 15 secondi: i nostri rimetteno infatti in mostra i muscoli con attacchi ritmici che sembrano provenire da ogni direzione. Il pezzo nella sua ondivaga forma psicotica alterna parti più ritmate con sventagliate fuori controllo, in grado di interrompersi repentinamente per partiture tastieristiche sci-fi estremamente ispirate e melodiche. Tranquilli, è sempre questione di pochi secondi e la tempesta sonora torna a battere come una grandinata che squarcia il telaio e il parabrezza di un automobile, lasciandola crivellata di colpi mortali. Ovvio che per avvicinarsi a tale proposta musicale, è necessario avere le orecchie foderate di ghisa e prendere una buona dose di sedativi, altrimenti il ritmo infernale finirà per farvi esplodere il cuore. Il tutto è confermato anche dalla terza "Emaciate", il cui apparato ritmico ha più le sembianze di una mitragliatrice in grado di sferragliare 3500 colpi al minuto. Le orchestrazioni dovrebbero, ma non riescono, a mitigare questa sequenza mortale; ci prova allora un cantato quasi rap ma niente da fare, fa infatti la sua comparsa sua signoria "contraerea di Baghdad", accompagnata da voci isteriche e un successivo assolo da chilo, tale da lasciarci interdetti. A chiudere questo massacro, ecco la title track: non so cosa aspettarmi, sono letteralmente in apnea, anche se la band non lesina certo nelle variazioni di tempo e in inaspettati break ambientali. E infatti, sebbene un inizio più tranquillo, i quattro musicisti canadesi si lanciano in un'altra gara sparata a tutta velocità, in questo magico connubio di violenza, melodia e magniloquenti, terrificanti e orrorifiche atmosfere. Semplicemente paurosi!!! (Francesco Scarci)