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| #PER CHI AMA: Brutal Death |
A ventinove anni dalla fondazione, i veterani di Alès non hanno la minima intenzione di fare prigionieri o ingraziarsi le nuove leve: 'Herald the Dawn', sesto sigillo targato Morgue, è una colata di cemento armato che sotterra qualsiasi illusione di modernità . La storica formazione transalpina torna a rivendicare il proprio posto nell'underground più marcio, riallacciandosi alla propria matrice brutal death/grindcore di fine anni '90, sferrando un attacco monolitico che chiama in causa i giganti della carneficina d'oltreoceano, da Suffocation, Massacre e Cryptopsy, fino alle deviazioni più "ignoranti" di Malignancy e Pig Destroyer. Niente fronzoli, niente tecnicismi stucchevoli o grosse concessioni alla melodia: la produzione sceglie una resa sonora polverosa, viscerale e volutamente priva di patina, dove chitarre dalla distorsione satura e affilata, lavorano in coppia con un basso sordo che fa tremare le fondamenta, sorretti da una batteria chirurgica che sciorina blast-beat incessanti e da un growl cavernoso, catramoso e deliberatamente sgradevole. Liricamente, il disco è un viaggio senza ritorno tra violenza esplicita, decomposizione, orrore gore e desolazione, andando a comporre un manifesto d'odio sonoro che picchia duro e sempre nello stesso punto, senza concedere un solo secondo di tregua o respiro. 'Herald the Dawn', dall'iniziale "Vortex of Darkness", passando da altri episodi rilevanti come la dissonante "The Abyss I Know", la veemente "To the Bitter End" (che sfoggia peraltro un assolo ubriacante), la roboante title track, fino a chiudere con la pestilenziale "The Deserted Garden of Eden", è un blocco di granito scuro, primordiale ed esecutivamente spietato, un ascolto imperdibile per tutti i cultori del brutal death metal intransigente, che cercano nella musica estrema un impatto frontale, puzza di chiuso e purissima violenza d'altri tempi. (Francesco Scarci)
(Godz Ov War Productions - 2026)
Voto: 66
