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martedì 24 luglio 2012

To a Skylark - Tides

#PER CHI AMA: Progressive, Post Metal, Nahemah, Porcupine Tree, Opeth
Della serie “a volte ritornano”, ecco fare di nuovo la propria comparsa i vicentini To a Skylark, di cui avevo perso le tracce ormai tre anni fa, poco dopo il rilascio del loro debut omonimo, per mano della WormHoleDeath. Ebbene, i nostri sono riusciti nel frattempo a partorire ben due tracce (e chissà quando ne ascolteremo di nuove, se il ritmo è questo), ritrovarsi senza etichetta, assoldare in modo definitivo Riccardo Morganate alla chitarra e inglobare nella band, Matteo Galarsa Dalla Valle, dietro ai synth. Se la qualità è questa però, posso fare un piccolo sforzo e attendere magari un lustro per avere tra le mie mani un album completo. “Tides” è appunto un 2-track EP della durata di poco più di 18 minuti, che comprende l’iniziale “High Tide”, che nella sua parte introduttiva di quasi quattro minuti, ci regala un poderoso tributo psichedelico ai Pink Floyd, prima di esplodere fragoroso, in un incedere post progressive e prima che l’irruenza delle growling vocals di Alessandro Tosatto, irrompa furiosa nelle mie casse. La ritmica si presenta decisamente più incazzata rispetto al debut album, ma poco importa perché sono le parti più atmosferiche a spezzarne la sua violenza, cosi come le ottime clean vocals del buon Alessandro a regalarci raffinati momenti di quiete, troncati solamente dall’apparizione, quanto mai inattesa, di buoni assoli. Rimango esterrefatto, ancor di più quando parte la malinconica “Low Tide”, che ancora una volta, rievoca in me la prova degli spagnoli Nahemah, che a mio avviso riconosco essere l’unica band che si possa avvicinare alla proposta del sestetto veneto. E rieccoli prendere il via con tutta la loro aggressività, accumulata nel corso degli ultimi quattro anni: rabbiosi nello strapazzare le corde delle chitarre e del basso o le pelli della batteria, abili nel portarci in cima alla montagna e poi stordirci con un pezzo di musica flamencata, con tanto di nacchere e chitarra acustica a guidarci verso lo strapiombo, violentarci nuovamente con un poderoso sound, prima del loro ennesimo nostalgico commiato. Ottima la produzione, ineccepibile la prova del vocalist e buona quella dei singoli musicisti, splendido il packaging del Lp (per ora un cd non esiste, largo alla musica digitale, non per me ovviamente), con un vinile trasparente e una cover color fuxia, che riporta in rilievo le lettere che scandiscono un nome, da tenere assolutamente a mente… To A Skylark! (Francesco Scarci)

(Self)
Voto: 80