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martedì 24 marzo 2026

O.N.O.B - L'Invidia che Hai/Tracce Ematiche

#PER CHI AMA: Darkwave/Post Punk
C’è qualcosa di profondamente romantico, quasi anacronistico, nel gesto di chiudere due EP dentro un unico pezzo di plastica. Gli O.N.O.B (acronimo che sa di manifesto futurista: Onirica Notturna Ostentazione di Bellezza) non sono certo una band da algoritmi o da grandi palcoscenici illuminati a giorno. Sono creature da sottoscala, da stanze umide, dove il riverbero non è un effetto digitale, ma la voce stessa delle pareti. L’unione di 'Tracce Ematiche' e 'L’Invidia che Hai' in un unico CD autoprodotto è il diario di bordo di un progetto che sta imparando a conoscersi, muovendosi tra le ombre del post-punk e della darkwave più viscerale, rigorosamente cantata in italiano. Il primo capitolo, 'Tracce Ematiche', ci riporta indietro al dicembre 2024. Diciotto minuti che profumano di Litfiba delle origini e di quella New Wave italiana che non ha mai smesso di masticare nebbia. "In Mano Nemica" apre le danze con un basso che pulsa come un cuore sotto sforzo durante una maratona mentre le chitarre tagliano l'aria senza troppi complimenti. Betty, la frontwoman, ci mette la faccia e la voce: un approccio cantautorale che racconta la paralisi di chi si sente ostaggio di qualcosa che non riconosce più. Non tutto è perfetto, ed è qui che sta il bello. "Al Delirio!... La Nera Natura Umana" è un mantra ipnotico che scava nel vissuto, mentre la voce di Betty, quando prova a spingere sulle tonalità più alte, mostra qualche spigolo di troppo. Ma è un’imperfezione che ha il suo fascino, come una cicatrice che non vuoi nascondere. Anzi, "Cicatrice" è proprio il titolo del breve intermezzo acustico che ci traghetta verso "Anguana", dove il basso torna a sussultare prepotente, lasciando che la voce si prenda tutta la scena. Facciamo un salto in avanti di dodici mesi e le cose con 'L'invidia che Hai' cambiano, cambiano decisamente. "Demone" ci schiaffeggia subito con un songwriting più maturo, più arrogante, che non ha paura di sporcarsi le mani con il noise rock sul finale. Qui gli O.N.O.B sembrano aver trovato una quadratura del cerchio: il dinamismo aumenta e la produzione "homemade" diventa un punto di forza invece che un limite. In pezzi come "Il Salto" e "Il Segreto", il sound si fa ruvido e armonico allo stesso tempo. È la dimensione che preferisco: quella in cui la voce di Betty non è più l'unico faro, ma si amalgama a linee di chitarra nervose e a ritmiche che sanno quando spingere e quando lasciarti respirare. La chiusura è affidata a "L'Invidia", una traccia che mastica rancore e lo sputa fuori in tre tempi: rabbia iniziale, riflessione centrale e una grinta finale che sa di liberazione. Ascoltare questo disco non è una passeggiata distensiva, sia chiaro. Non è musica per tutti, e probabilmente il nostro Bob Stoner e i suoi, lo sanno bene. È un lavoro che richiede attenzione, che ti costringe a leggere i testi e a scontrarti con una produzione lo-fi che non fa sconti a nessuno. Ma se cercate qualcosa di autentico, lontano dalle produzioni plastificate che infestano le radio, qui troverete pane per i vostri denti. È il suono di chi non ha bisogno di permessi per esistere, ma solo di un basso che pulsa nel buio. (Francesco Scarci)

(Gwened Music - 2024/2025)
Voto: 70

giovedì 3 ottobre 2024

O.N.O.B - Viva! Underground (retrospettiva sotterranea)

#PER CHI AMA: Alternative Rock
È successo di nuovo. Lo stravagante collettivo veronese dell'associazione culturale Teuta Gwened, è tornato sotto nuove spoglie. Un po' alla stregua dei Thee Maldoror Kollective, che a ogni album modificavano il proprio moniker, anche i nostri, che includono peraltro il buon Bob Stoner, si presentano sulla scena con differenti sembianze: Cardiac, Agatha, De La Croix, giusto per fare alcuni nomi delle varie incarnazioni, e oggi sotto questo intrigante acronimo, O​.​N​.​O​.​B (Onirica Notturna Ostentazione di Bellezza), pronti a sfornare un nuovo lavoro, 'Viva! Underground'. Il disco consta di otto tracce che nascono ai tempi dello scioglimento dei Cardiac, e da lì ripartono sfoggiando suoni sperimentali, che si palesano sin dall'iniziale "Torture", song dotata di un riffing impastato su cui poggia un parlato quasi indecifrabile. Tutto assai normale direi, almeno fino a quando il ritmo viene alterato dal diafano poetico cantato di Betty che mi ipnotizza con le sue parole "...il tempo fa tic tac..." che si imprime nella mia testa e da lì non è più voluto uscire. La ritmica non è certo delle più raffinate, buono il lavoro di basso in sottofondo, ma ecco nulla di memorabile, perchè tutta la mia attenzione si focalizza sulla seducente ma al contempo sgangherata, voce della frontwoman, una sorta di italica Julie Christmas, forse meno rabbiosa della vocalist americana, ma sicuramente dotata di una buona dose di personalità. Con "La Madre, l'Inaspettato e l'Apocalisse, il sound dei nostri sterza verso sonorità più garage rock punk, coadiuvate peraltro da una porzione vocale decisamente più accessibile, un peccato, visto che ho adorato la prova della cantante nell'opening track. Il brano è dotato di una buona carica di groove, la voce di Betty è si qui calda ma le mie aspettative forse si erano troppo elevate. Con "Contessa" ci imbattiamo nella prima cover del disco, che ci riporta al 1980, quando quei Decibel, guidati da Enrico Ruggeri, la proposero al Festival di Sanremo. Il pezzo, riletto in chiave più moderna (e molto meno beat nel comparto tastieristico), mostra quella ripetitività marziale tipica della musica italiana di fine anni '70, dando sempre comunque rilievo alla vocalità della brava cantante e a un brano che vede una brusca accelerazione nel finale. Con "Destino" si torna a esplorare territori oscuri di punk sperimentale: buona la ritmica (ma tenete presente che la produzione Lo-Fi ne penalizza notevolmente l'acustica) che esalta costantemente la pulsione del basso, a discapito delle chitarre; eccellente ancora una volta la prova vocale, che sembra tenere a galla le velleità artistico-sperimentali degli O.N.O.B "Anima Sbagliata" è un mattone di oltre 10 minuti che ci trascina in ambientazioni da film horror, che per certi versi mi hanno evocato alcune cose proprio di quei Thee Maldoror Kollective che avevamo citato inizialmente e del loro ultimo 'Knownothingism', complice la voce irrazionalmente espressiva della frontwoman, che ci accompagna fino a un certo punto, prima di abbandonarci in sonorità lisergico-catartiche davvero ispirate, che sfoceranno addirittura in un assolo dalle tinte psych rock. Il disco ha ancora modo di offrirci altre piccole chicche: dal noise rock di "Agli Occhi degli Uomini" alla più sghemba "Ombre", che chiuderà il disco, passando attraverso la seconda cover del disco, la più normale e rockeggiante "Diversa", a firma The Underground Frogs. Un disco quello degli O.N.O.B., in grado di esaltare la filosofia del DIY e farci potenzialmente ampliare nuovi confini della nostra mente. (Francesco Scarci)