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sabato 11 aprile 2026

Goatpsalm - Beneath

#PER CHI AMA: Funeral/Doom
A dieci anni esatti dall'uscita del magistrale 'Downstream', la band russa torna a farsi sentire con un full length che raccoglie brani scritti in questo lungo lasso temporale, ovvero tra il 2017 e 2025. La nuova opera è un colossale lavoro che raccoglie le varie identità sonore intraprese nella carriera di questa band, gli stili toccati, le atmosfere espresse album dopo album, racchiuse in queste nuove cinque tracce. I Goatpsalm suonano in maniera originale una musica carica di un'emotività sinistra, usando linguaggi diversificati tratti da generi che trasudano oscurità da tutti i pori, utilizzando il verbo dell'industrial, del noise, del funeral doom, della psichedelia virata al dark, il tutto con un tocco di rarefatto folk d'ambiente suonato, concedetemi il paragone, con l'intensità e la classe acustica, gotica e sofisticata, alla maniera di band che con il metal non hanno nulla a che vedere, come gli And Also the Trees. Il risultato è complesso: si parte con una mini intro etno-ambient per poi raggelare il terreno con "Heart of Damballah Wedo", che ricorda le sperimentazioni dei francesi Spherical Unit Provided o Supuration. Doom metal dai tratti glaciali e siderali quindi, combinati con suoni sintetici e futuristici per uno spazio siderale infinito. Il mood affonda con "Split Soil" dove il funeral doom diventa più oppressivo e pesante, attraente generatore di nere (e mere) allucinazioni fatte di un sound che sa di infinita capitolazione, una vera e propria maestosa, decadente discesa agli inferi. "Kalbas Whispers of Death" cambia scenari, avvalendosi di percussioni etniche per un suono scarno che arde di profumi sciamanici; quanto meno inaspettato a questo punto del disco, ma diventa uno spartiacque riflessivo ed ipnotico per rarefarsi nel finale, e scegliere la via della sfumatura in nero che anticipa l'arrivo di "Exequires", il brano simbolo, a mio parere, di questo album. Una traccia che affronta i chiaroscuri del funeral doom senza compromessi, un suono che scivola tra il sotterraneo funereo degli Esoteric e i Thergothon. Quindi scream, growl e una cadenza ridotta della ritmica fino al minuto 3:43, dove tutto progressivamente si ferma, come se stessimo cadendo in un vuoto assoluto, nota dopo nota in sintonia con il doom più cerebrale e d'avanguardia, fatto di rumori d'ambiente e versi di animali, che portano ad un senso di immobilità concreto che si manifesta nel lunghissimo finale, laddove una voce ribassata di tono e una velocità rallentata, ci accompagnano in un viaggio attraverso lande desolate e nebbiose, in assenza di ritmo con a capo un suono vicino al rumore bianco, per una visione sonora spettrale. Finisce così un disco deliziosamente sinistro, difficile da ascoltare ma assai attraente, un lavoro che profuma di decadenza e composizioni plumbee, per una band che riconferma la propria altissima qualità. (Bob Stoner)

(Aesthetic Death - 2026)
Voto: 80

domenica 6 febbraio 2022

Goatpsalm/Horthodox - Ash

#PER CHI AMA: Ambient/Noise
Che simpatica accoppiata quella formata dai russi Horthodox e Goatpsalm, due realtà underground riunite in una specie (in realtà suonano insieme su tutti i pezzi anzichè dividersi il disco) di split album intitolato 'Ash' e registrato tra il 2019 e il 2021 in molteplici luoghi. Complice il Covid, infatti i nostri si sono adeguati a registrare in momenti e località differenti. Ne escono questi sette brani che si aprono con "The Last Days", un'accozzaglia di rumori sinistri da castello infestato. Sembrano infatti i classici suoni di catene quelli che si sentono in sottofondo, cosi come quello delle assi di legno in assestamento quelli che li accompagnano. Il tutto prosegue incomprensibilmente per otto minuti quando finalmente affiora una chitarra acustica a farmi capire che forse riuscirò a scrivere anche di musica in questa recensione, ma in realtà sarà solo ambient/noise quello che scorgeremo da qui in avanti. Dopo i primi 13 snervanti minuti, ce ne attendono altri 10.30 con l'acustica irrequieta di "Fragile Walls of Salvation", inquietante quanto basta per rappresentare l'ideale colonna sonora da film thriller. Quel che a quanto pare è più interessante sottolineare di questo disco sperimentale è la tematica che dovrebbe affrontare, almeno visivamente (non essendoci traccia di voci), ossia lo scisma della Chiesa russa risalente al XVII secolo quando si separò in Chiesa ortodossa ufficiale e movimento dei Vecchi Credenti. Detto della mia perplessità di fronte ad un progetto di questo tipo, data la sua scarsa musicalità e fruibilità, vi segnalerei "When God Went Silent" per la sua dronica vena folk e "A House With No Windows" dove vedo ancora un barlume di speranza nel sentire musica strumentale attraverso le casse del mio stereo. Poi gran spazio ancora a rumori ("Night over Onega"), porzioni dark ambient ("Horned Shades of His Servants") ed inquietudini varie ("Ash") per un disco raccomandato solo ad una striminzita frangia di ascoltatori (che potrebbe includere anche il nostro Bob Stoner). Gli altri se ne tengano ben a distanza. (Francesco Scarci)

mercoledì 17 febbraio 2016

Goatpsalm – Erset la Tari

BACK IN TIME:
#PER CHI AMA: Ambient Noise/Drone/Black
I Goatpsalm sono una band di sicuro interesse per ricercatori di suoni spinti al limite del rumore ambientale, del feedback lisergico oltre confine ed estimatori d'avanguardia black/industrial estrema. La band russa esplora con il secondo album, uscito per la Aestethic Death nel 2012 l'universo storico e l'oscurità che si cela nella cultura sumero/babilonese, raffigurando la divinità Tiamat armata di tridente in copertina e cospargendo l'intero artwork di riferimenti e simboli storico religiosi dall'aria sinistra e minacciosa, mischiati alle poco rassicuranti figure dei tre musicisti sovietici. I nostri propongono la loro musica attraverso sonorità estreme divise in tre brani distinti, di cui il primo e l'ultimo di notevole durata (vicina ai venti minuti), separati da "Bab Illu", più corto e rafforzato da una evidente presenza etnica mediorientale costruita da strumenti a corde irrorati di misticismo e mistero per un'atmosfera arcaica e cupa pregna di sentore nero, un presagio sonoro perfetto per l'imminente disfatta di Babele. La conclusiva "Under The Trident Of Ramanu" mette in evidenza un riconoscibile destrutturato riff di chitarra, sorretto da una rarefatta, rumorosa e lacerata sezione ritmica in salsa lo-fi, con un finale caotico e astratto come se, giocando con il sound più glaciale e minimale del black metal, i Sunn O))) perdessero il mastodontico peso a favore di un groviglio di riff e lamenti chitarristici abissali, rubati ad un Eric Draven, fantasma e malato, nascosto in un luogo solitario tra il Tigri e l'Eufrate, investito da rumori di ogni tipo con finale spettrale che richiama i temi toccati nel brano d'apertura. Ricco di minimalismo rumorista, voci agghiaccianti, sussurrate e recitate, escursioni etnico/tribali che conducono in un viaggio da incubo in compagnia della divinità Marduk; una chitarra scarnificata, tagliente e gelida rallenta il battito cardiaco, giocando le sue carte sul filo del black sperimentale oltranzista (immaginate i Beherit di 'Unholy Pagan Fire' con una sezione ritmica dalla cadenza marziale, eterea, statica e lacerata) e l'industrial/drone più radicale, drammatico, minimale, cinematico, per certi aspetti molto simile ad una vera e propria colonna sonora da film. Aspettando il terzo e nuovo full length in uscita sempre per Aestethic Death a brevissimo, lasciatevi travolgere da questa infinita, affascinante, tenebrosa, tempesta mistica mediorientale! (Bob Stoner)

(Aestethic Death - 2012)
Voto: 75