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giovedì 8 ottobre 2026

Aborym - Metachaos

#PER CHI AMA: Industrial Black
Ho smesso di ascoltarea gli Aborym nel 2017, quando il firmware guasto di 'Shifting.Negative' e la successiva catena di errori di sistema avevano disattivato per sempre una delle mie unità black-industrial preferite di sempre. Oggi la macchina capitolina, con questo 'Metachaos', esegue un riavvio d'emergenza inatteso e brutale, riconnettendosi direttamente ai suoi circuiti primordiali tra furia marziale, algoritmi spietati in stile Samael e l'infezione sintetica di 'Rebel Extravaganza' dei Satyricon. La calibrazione sonora guidata da Fabban e dai suoi terminali è finalmente di nuovo tagliente, gelida e chirurgicamente spietata: chitarre affilate come bisturi al laser e un basso a frequenze d'urto si fondono con sequenziatori corrosivi, mentre la batteria scarica blast-beat disumani e pulsazioni meccaniche opprimenti, scortate da tastiere industriali e da un voltaggio vocale abrasivo, alienato e mefitico. Il software lirico sviscera scenari distopici, nichilismo digitale e decomposizione psicologica, mappando il processo di disumanizzazione tecnologica con una freddezza cinematografica ed esoterica. L'hardware del disco si attiva con l'infezione ad alto voltaggio di "Red Latex Baphomet", traccia che scarica un vortice di metallo congelato e ritmi implacabili, erigendo un muro di suono cibernetico e disturbante sorretto da tastiere ipnotiche e tremolo picking sintetizzato. La title track pulsa come un motore a combustione chimica con un groove assassino, iniettando frequenze acide e melmose tra le crepe di un rigido telaio di chitarre distorte e ritmiche marziali. Con "Enshrined In Putrefaction", l'architettura black più intransigente collide direttamente con manipolazioni sintetiche malsane, scatenando una sovraccarica di furia primordiale fin dai primi nanosecondi. La successiva "The Afterlife" abassa la frequenza dei clock interni per plasmare un'atmosfera claustrofobica e decadente, dimostrando una maturità esecutiva capace di calibrare perfettamente i vuoti d'aria e le lame di luce al neon. "Creatures of the Night" riprogramma scenari orrorifici e alienanti attraverso una sezione ritmica quadrata e implacabile, mentre la violenza strutturata di "Satiate With My Sperm" alza la tensione al limite del cortocircuito. Il sistema deraglia calcolatamente con le strutture irregolari e i cambi di frequenza di "The Crescendo of Demise" (la mia traccia preferita, forse per un utilizzo vocale tra clean e scream), dove il distorsore incrocia inserti industriali dissonanti prima che "Altar of the Lacerated" porti il parossismo esecutivo, di scuola Morbid Angel, al punto di fusione tra assoli d'acciaio, groove distorti e una chiusura monolitica di rara intensità. L'autodiagnosi si conclude con la rielaborazione cibernetica di "Voci Notturne" di Ugo Laurenti, un tributo che sigilla l'opera come un codice sorgente maledetto. 'Metachaos' è un aggiornamento obbligatorio per chiunque pretenda l'estremo senza filtri biologici: quando la macchina incontra il nichilismo puro, il metallo trasuda sangue sintetico. (Francesco Scarci)

(Avantgarde Music - 2026)
Voto: 78

lunedì 6 gennaio 2025

Aborym - Fire Walk With Us

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Black Sperimentale
La passione di Fabban & soci per la musica elettronica non poteva che dare i suoi frutti. 'Fire Walk With Us' è un album violentissimo ma non monocorde, che annovera, accanto a episodi apocalittici ("Our Sentence", "Love the Death as the Life"), momenti più distesi sebbene non meno oscuri, quali la strumentale "Sol Sigillum". C'è persino un brano techno ("Here is no God"), peraltro ben inserito nel clima rumoristico complessivo dell'album. A destare qualche perplessità è forse la traccia conclusiva, "Theta Paranoia", di cui francamente non si riesce a intravederne il senso, al di là del puro e semplice intento destabilizzante. 'Fire Walk With Us' è un'opera delirante e visionaria (di prossima riedizione per la Dusktone), che riuscirà gradita ai patiti della manipolazione sonora e della commistione fra metal estremo e noise-industrial.

(Scarlet Records/Duskstone - 2001/2025)
Voto: 75

https://aborym.bandcamp.com/album/fire-walk-with-us

domenica 29 maggio 2011

Aborym - With No Human Intervention

#PER CHI AMA: Black Industrial, Carpathian Forest, Dodheimsgard
“With No Human Intervention” non è semplicemente il terzo album per gli Aborym, ma un altro marchio a fuoco nella musica estrema contemporanea, un ulteriore affermazione di indiscutibile superiorità della formazione capitolina. Seguo gli Aborym fin dal loro debutto “Kali-Yuga Bizarre”' e sebbene gli esordi della band fossero più che promettenti non avrei mai immaginato di farmi coinvolgere in maniera così appassionata dalla loro musica. “Fire Walk with Us!”, il secondo capitolo, mi turbò letteralmente quando lo ascoltai per la prima volta e mi fece aprire gli occhi su quanto l'arte degli Aborym fosse innovativa, disturbante ed annichilente. Per il sottoscritto quell'opera rimane un capolavoro, un album avvolto nella malvagità più autentica, un vettore di energia distruttiva impossibile da convogliare e troppo sfuggente per essere carpita in tutti i suoi impulsi. “With No Human Intervention” lancia lo stesso messaggio spietato del suo predecessore, un messaggio di dissolutezza, odio e violenza di cui gli Aborym rappresentano ormai gli unici efficaci portavoce e che in questa occasione viene condiviso assieme ai numerosi ospiti dell'album: BÃ¥rd "Faust" Eithun (ex-membro di Thorns ed Emperor), R. Nattefrost dei Carpathian Forest, Sasrof dei Diabolicum, Irrumator di Anaal Nathrakh e Matt Jerman di Void/OCD. Brani come “WNUI” e “U.V. Impaler” sono la prova di una vena creativa inesauribile e di un intuito geniale, sono scariche elettriche inebrianti che attraverseranno il vostro corpo galvanizzandolo e lasciandolo in preda alle convulsioni. I pezzi sorprendono per la loro bestialità e le litanie di Attila non erano mai state così isteriche e contorte prima d'ora! I ritmi frenetici ed esasperati sostenuti dalla drum-machine ricordano molto da vicino il black metal industriale che vide i Mysticum come precursori del genere, ma gli Aborym possiedono un suono estremamente più complesso rispetto alla seminale formazione norvegese e il loro uso così impavido e folle dell'elettronica rende sterile qualsiasi tentativo di paragone. “Does Not Compute” e “Chernobyl Generation” sono schegge impazzite di tecnologia, bagliori fluorescenti che corrodono e dilaniano l'anima, mentre i dieci minuti di “The Triumph” riesplorano l'eclettismo del debutto, spaziando dalla melodia del black metal più cadenzato fino ad un'apnea di orgiastica electro. In questo terzo sigillo l'odore insopportabile di sangue e morte che si respirava in “Fire Walk with Us!” ha lasciato il posto a quello più asettico delle macchine, tra le profetiche visioni di un mondo in cui sono le fabbriche a dominare e ad ergersi minacciose sulle nostre tombe. Queste sono le visioni evocate da “With No Human Intervention”, un'opera costruita per celebrare la vostra fine, per divorarvi ed annientarvi... (Roberto Alba)

(Code 666)
Voto: 85