giovedì 2 luglio 2026

Mucky Muck - Seeds

#PER CHI AMA: Alternative Rock/Indie
Il ritorno sulle scene dei Mucky Muck, con quello che dovrebbe essere il loro secondo album, 'Seeds', segna un nuovo capitolo per la band islandese, nota agli appassionati per muoversi in territori a cavallo tra l'alternative rock, il post-grunge e l'indie, riversando una certa spigolosità nel proprio sound. Questo lo si evince immediatamente dall'opening track, "Breathe It Out", ruvida quanto basta e con le sue ritmiche che strizzano l'occhiolino alle derive più fangose del grunge anni '90, richiamando alla mente le trame storiche di acts d'oltreoceano e l'approccio sfrontato dei primissimi Nirvana, ma anche per l'utilizzo di vocals che si muovono costantemente tra linee melodiche, ritornelli di forte presa e improvvise fiammate corrosive, sporche e cattive. Se parliamo poi di produzione e arrangiamenti, il disco sembra presentarsi volutamente privo di sovrastrutture digitali e ancorato a un mixaggio che mette in risalto il timbro graffiante e abrasivo delle chitarre. "I Got Something" è un altro schiaffone acido e scontroso, dall'incedere ritmico serrato corredato dalle vocals abrasive e malinconiche del frontman. Totalmente opposta "This Time", decisamente più melliflua e suadente nei primi 60 secondi, più indie punk nella seconda metà (si, dura 2 min e 20). La title track è un altro calcio nelle palle, uno di quelli che fa stringere denti e chiappe nello stesso tempo e in cui, a mettersi in luce, c'è una bella linea di chitarra dal piglio hard-rock. Se "Come Undone" mostra il lato più stralunato del gruppo, "Slave to the Trade" ne evidenzia quello più schizzato, complice una sezione ritmica implacabile e una voce caustica come la soda. In chiusura, "Take Me Away" ha il compito di chiudere il disco, dapprima con una calma diffusa, poi con una verve che evoca ancora sentori di Nirvana memoria, lasciandoci riflettere su quanto 'Seeds', sia alla fine, un lavoro solido, consigliato principalmente agli amanti del grunge più viscerale e di quelle sonorità underground che rifiutano le produzioni patinate. (Francesco Scarci)

(DistroKid - 2026)
Voto: 70