venerdì 21 agosto 2026

Horns of Abomination - S/t

#PER CHI AMA: Black/Death
Abbiamo superato la metà del 2026. Il mondo musicale corre dietro a produzioni laccate, intelligenze artificiali e suoni iper-definiti, e poi spuntano i canadesi Horns of Abomination con un disco che sembra registrato su una cassetta, consumata dentro un bunker antiatomico nel 1993. Rilasciato tramite la solita, per queste sonorità, Sentient Ruin Laboratories, il lavoro del progetto war/black/death metal è un'orgia di violenza cieca, sorda e ottusa, un assalto frontale così cavernicolo da far sorgere spontanea una domanda: ha davvero ancora senso d'esistere un demo-CD del genere nel 2026? Probabilmente no, ed è proprio per questo che i puristi dell'estremismo più marcio finiranno per amarlo. Il suono è una poltiglia viscerale, ruvida e volutamente polverosa: chitarre che grattano come lamette arrugginite, una batteria acustica che spara blast-beat senza grazia né dinamica, e una serie di animaleschi vocalizzi che si muovono unicamente tra il rantolo cavernoso e uno strillo alieno. La scaletta si commenta da sola, un massacro ritmico senza soluzione di continuità dalla title-track per concludere con "Black Blood Offering", in uno stupro sonico senza precedenti. 'Horns of Abomination' è un relitto bellico, un disco ignorante e anacronistico fino al midollo. Un ascolto raccomandato esclusivamente a quei pochi integralisti del dissonant war metal e del black/death che nel 2026 hanno ancora voglia di farsi sfondare i padiglioni auricolari da una registrazione che suona come una motosega dentro un fusto di latta. (Francesco Scarci)

(Sentient Ruin Laboratories - 2026)
Voto: 60