lunedì 17 agosto 2026

Culloden - Tales of the Tyne

#PER CHI AMA: Speed Metal
Ci sono voluti ben sedici anni dalla loro fondazione per vedere finalmente dare alla luce il loro primo full-length. I britannici Culloden portano nel nome stesso il peso della storia: un richiamo esplicito alla sanguinosa e celebre battaglia del 1746 che ha segnato le sorti delle Highlands. Un retaggio epico e battagliero che emerge nitido fin dalle primissime note dell'album. Con 'Tales of the Tyne', la band di South Shields firma un manifesto d'amore per la New Wave of British Heavy Metal, attingendo a piene mani dalla lezione d'acciaio di colossi come Saxon, Iron Maiden e Raven. Registrato agli In Heart Studios, il disco sfoggia un suono piuttosto grezzo: la sezione ritmica guidata da Michael Lee alle pelli e da Andrew Halliday al basso (e alla voce, ruvida e perfettamente inquadrata nello stile heavy/power d'oltremanica) fa da scudo alle chitarre affilate di David Thompson. Il concept è un viaggio nel folklore, nella storia medievale e nelle leggende del fiume Tyne. La battaglia sonica si articola attraverso una tracklist serratissima. "Seven Months (Intro)": è qui che risuona subito il richiamo alle armi e agli echi di quel 1746. Poco più di due minuti atmosferici, cupi e solenni che impostano la tensione e preparano l'ascoltatore alle ostilità imminenti. Si parte quindi alla carica con "The Siege" e una serie di riff speed metal che rievocano l'assedio di Newcastle, mentre le vocals, forse troppo nelle retrovie, ringhiano che è un piacere. La storia prosegue con "Harrying of the North", una bella cavalcata epica, tra cambi di tempo e intrecci chitarristici che narrano eventi passati del folklore celtico. Qui, la voce prova a riemergere rabbiosa, l'impianto ritmico rimane solido, è però la registrazione a far vacillare la qualità della proposta, che finisce in un crescendo strumentale, dove ecco puntuale, un bel duello di chitarre,  a chiudere alla grande quello che sarà il mio pezzo preferito del lotto. Un bel basso apre "Hammer of the Poor", un pezzo dalla ritmica quadrata, con le vocals che urlano furiose; in sottofondo un accenno di musica folklorica, come quella che sentirete nell'interludio successivo, "Bonny at Morn (Interlude)", perfetta prima di tuffarsi di nuovo nella mischia degli ultimi tre brani, dove ad aspettarci ci sarà un heavy metal puro e diretto fatto di riff granitici, cambi di tempo e una riedizione di un vecchio pezzo, "Witchpricker (Re-Recorded)", che condensa quasi sei minuti di furia, chitarre affilate di "maideniana" memoria. Lontani dalle mode del momento e immersi nell'underground più genuino, con 'Tales of the Tyne', i Culloden sfornano una prova solida e passionale. Un album fortemente consigliato a chiunque si nutra di heavy metal classico, storie di battaglie e puro spirito britannico. (Francesco Scarci)

(Self - 2026)
Voto: 68