domenica 12 aprile 2026

Sulphuria - L'Odore Del Sangue

#PER CHI AMA: Occult Black
Accostate la mano a una parete di cemento in una sala prove di provincia: è fredda, trasuda umidità e vibra di un ronzio sordo che non se ne va mai. Ecco, i Sulphuria suonano esattamente così: apparsi all'improvviso tra la nebbia, portano con sé 'L’Odore Del Sangue', un debutto che arriva dopo ben quattro demo usciti tra il 1994 e il 1998 e che mastica black con la fame di chi non mangia da giorni. Dimenticate la chirurgia estetica dei suoni digitali, qui la produzione è sporca, carnale, quasi fastidiosa per quanto è vera. È una colata di pece che riprende il filo interrotto dell'occultismo italiano più viscerale, quello dei Mortuary Drape e dei primi Necromass, aggiungendo poi l'orrore come forma di purificazione spirituale, una catarsi che gratta via il superfluo fino a farti sentire l'osso. Quello del duo di Macerata è un assalto primordiale, fatto di chitarre sature di zolfo, guidate da uno screaming strozzato in gola e che si snoda attraverso sei pezzi (il primo è un'intro). "Mille Volti di Te" mette subito in chiaro la direzione stilistica dei nostri con un black asciutto ma comunque dotato di una certa vena melodica che lo rende facilmente ascoltabile. Nessuna bolgia sonora, semmai il disco suona più come un'invocazione rituale che trova a mio avviso, il suo apice in "Blu", il mio pezzo preferito, forse per qualche analogia con i Necromass di 'Abyss Calls Life' e con la successiva e salmodiante, "La Stanza di Dzyan". Niente di trascendentale, eppure godibile, soprattutto nella seconda metà, dove l'esoterismo diviene più palpabile nelle atmosfere create dalla chitarra acustica e da ambientazioni sinistre. La title track, pur sparata a una velocità più vertiginosa, vanta alcuni momenti degni per essere la colonna sonora di un film horror, considerando soprattutto la performance vocale del frontman italico. Il sipario cala con "La Stanza del Satiro", chiudendo il cerchio in modo coerente. Lo ammetto: all'inizio li avevo un po' snobbati. Mi sembravano l'ennesima operazione nostalgia. E invece mi sono dovuto ricredere. C'è una verve genuina in questo disco, un mix di dissonanze e atmosfere occulte che, oltre a farti venire un pizzico di magone per il black metal degli anni '90, dimostra che questi due sanno il fatto loro. (Francesco Scarci)

(Satanath Records - 2025)
Voto: 70