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giovedì 24 settembre 2026

Morgue – Herald the Dawn

Ascolta "Morgue – Herald the Dawn" su Spreaker.
#PER CHI AMA: Brutal Death
A ventinove anni dalla fondazione, i veterani di Alès non hanno la minima intenzione di fare prigionieri o ingraziarsi le nuove leve: 'Herald the Dawn', sesto sigillo targato Morgue, è una colata di cemento armato che sotterra qualsiasi illusione di modernità. La storica formazione transalpina torna a rivendicare il proprio posto nell'underground più marcio, riallacciandosi alla propria matrice brutal death/grindcore di fine anni '90, sferrando un attacco monolitico che chiama in causa i giganti della carneficina d'oltreoceano, da Suffocation, Massacre e Cryptopsy, fino alle deviazioni più "ignoranti" di Malignancy e Pig Destroyer. Niente fronzoli, niente tecnicismi stucchevoli o grosse concessioni alla melodia: la produzione sceglie una resa sonora polverosa, viscerale e volutamente priva di patina, dove chitarre dalla distorsione satura e affilata, lavorano in coppia con un basso sordo che fa tremare le fondamenta, sorretti da una batteria chirurgica che sciorina blast-beat incessanti e da un growl cavernoso, catramoso e deliberatamente sgradevole. Liricamente, il disco è un viaggio senza ritorno tra violenza esplicita, decomposizione, orrore gore e desolazione, andando a comporre un manifesto d'odio sonoro che picchia duro e sempre nello stesso punto, senza concedere un solo secondo di tregua o respiro. 'Herald the Dawn', dall'iniziale "Vortex of Darkness", passando da altri episodi rilevanti come la dissonante "The Abyss I Know", la veemente "To the Bitter End" (che sfoggia peraltro un assolo ubriacante), la roboante title track, fino a chiudere con la pestilenziale "The Deserted Garden of Eden", è un blocco di granito scuro, primordiale ed esecutivamente spietato, un ascolto imperdibile per tutti i cultori del brutal death metal intransigente, che cercano nella musica estrema un impatto frontale, puzza di chiuso e purissima violenza d'altri tempi. (Francesco Scarci)

(Godz Ov War Productions - 2026)
Voto: 66


sabato 25 febbraio 2023

Morgue - Lowest Depths of Misery

#PER CHI AMA: Death/Grind
Ho passato venticinque anni ad ignorare completamente i francesi Morgue, me ne scuso. La band transalpina certo non è tra le più prolifiche del pianeta e poi, a mio discapito, c’è da dire che i nostri si siano presi una pausa di sette anni dalle scene. Comunque, quello di oggi, ‘Lowest Depths of Misery’, è il loro quarto album, il primo rilasciato per la Godz ov War Productions. La proposta del duo dell’Occitania, che abbiamo avuto modo di recensire anche sotto il moniker di Corrupter, è all’insegna di un death grind senza troppi fronzoli, in grado di radere al suolo tutto ciò che gli si pari davanti. Certo, non è tutto estremismo sonoro quello che ci capita tra capo e collo, visto che dopo il caustico inizio affidato a “Transcend the Acheron”, ci imbattiamo in una più doomish e sofferente “Polar Aftermath”, che non si fa mancare ovviamente delle acuminate ritmiche incandescenti, cosi come ascoltato nella opening track. Quello dei Morgue non sarà certo un album innovativo, riuscirci in questo ambito avrebbe ormai del miracoloso, però è un disco che si lascia ascoltare soprattutto da chi ama band in stile Anaal Nathrakh o Disfear. Sia chiaro, non c’è una sola nota in questo disco che non avrete già sentito in una moltitudine di altri dischi. E allora meglio far finta di niente, lasciarsi imbrigliare dagli estremismi sonici delle più brevi (sotto i tre minuti) “That Which Does Not Live” e “Hug and a Stab in the Back”o farsi maciullare dal mortifero sound di “Safe in Gods Care”. Sappiate che da qualunque lato inizierete ad ascoltare questo disco, ne uscirete comunque con le ossa rotte. Segnalazione infine per la partecipazione come guest star di Meyhna'ch alla voce e un ultimo plauso per la morbosa copertina di Paolo Girardi, la sola solida conferma nell’inflazionato mondo underground. (Francesco Scarci)