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giovedì 2 maggio 2024

Bloody Sound – Sound Bloody Sound

#PER CHI AMA: Alternative Rock
La marchigiana Bloody Sound Record, per festeggiare i sui vent'anni di attività discografica in nome del più arcigno concetto "do it yourself", ha collezionato una raccolta di 14 tracce inedite estratte dai lavori dei tanti artisti del proprio rooster, passati nei corridoi sonori fin dal 2004, e inglobandoli in una raccolta molto interessante e intelligentemente confezionata, che porta il titolo mirato di 'Sound Bloody Sound', ovvero lo stesso della prima compilation fatta uscire appunto nel 2004, quando l'etichetta era ancora una fanzine. Calcolando il vasto territorio del suo patrimonio sonico, l'ambiente musicale trattato è alquanto variegato, e spazia dal punk alternativo dei Lleroy, per arrivare alle sperimentazioni dei Saturday Night Dengue. Da questa etichetta che conta uscite di artisti assai quotati, tra cui OvO, Fuzz Orchestra e Jesus Franco and the Drogas, salta fuori una compilation che si fa ascoltare con tanto interesse dal primo all'ultimo brano, passando per punk, alternative, afro jazz, hip hop contaminato, elettronica, ambient e avanguardia. Si parte con "Cilicio", brano esplosivo degli ottimi Lleroy, per continuare con un'altra bomba che scuoterà le folle, il brano "Borgobio" di Zolle, a cavallo tra l'alternative e quel modo di intendere il rock potente, in aggiunta al glam dei Turbonegro. Di seguito i già citati Saturday Night Dengue, sperimentali, quanto l'interessante canzone di Esseforte, tribali ed etnici i primi, hip hop dal suono singolare con influenze elettro jazz il secondo. Māyā ci parla con morbida verve psichedelica; psych più elettronica invece per la coppia Mattia Coletti/Marco Bernacchia in "Night Monk", più rumorosa a tratti la proposta dei Kaouenn, mentre più luminosa quella di Terenzio Tacchini in "Plein Air". Scansionando il tutto a settori musicali e non nell'ordine di scaletta del disco, si passa poi al lato più sperimentale d'ambiente, sulla falsa riga di soundtrack ispirate e visionarie, come quella di Loris Cericola ("Tutto Tondo" sarà uno dei miei brani preferiti) o l'inconfondibile stile chitarristico del noto musicista/produttore, Bruno Dorella con la sua strumentale, cupa e desertica interpretazione del brano "Ghost Wolf". Tonto presenta una canzone dal taglio elettrodub, peraltro bella coinvolgente ma la mia attenzione cade sulla bella traccia dei Sapore, che trovo deliziosa, dal canto stregato e dalla sua sonorità astratta, acida e ipnotica. Gli Heat Fandango ci regalano una bella performance, con la loro "Giro di Giostra", al limite tra '60s garage e rock italiano, assai godibile, che riporta l'ago della bilancia verso il rock più sanguigno e nervoso che si va a incanalare perfettamente a "Sea of Darkness" dei CUT, cult band bolognese in corsa nel circuito rock da parecchio tempo. Un elenco esteso ma dovuto per cercare di darvi un motivo valido per addentrarsi in una compilation di questo tipo, compito che molti ascoltatori stupidamente, saltano volentieri a piè pari. Il bello di questa collana di titoli, è proprio il gusto musicale che fa da filo conduttore, e si muove in perfetta sintonia tra brani molto diversi tra loro, riuscendo a tessere una trama credibile e di qualità, che aiuta l'ascoltatore ad appassionarsi al disco, traccia dopo traccia. La Bloody Sound ci ha fatto proprio un bel regalo per festeggiare i suoi primi vent'anni di musica alternativa, con la release peraltro disponibile in cassetta, cd deluxe handmade a tiratura limitata, e ovviamente in formato digitale. L'ascolto, a questo punto, direi che è doveroso. (Bob Stoner)

martedì 19 marzo 2024

Above The Tree & Drum Ensemble Du Beat - Afrolulu

#PER CHI AMA: Psych/Noise/Indie
Quanto di nuovo ci sia in questo secondo album degli Above The Tree & Drum Ensemble Du Beat, album che arriva esattamente dieci anni dopo al loro debutto, lo lascio al libero arbitrio degli ascoltatori. Il fatto che sia un buon disco non lo metto nemmeno in dubbio, d'altra parte la band è composta da musicisti navigati ed esperti, ma trovo che gli manchi qualcosa per aprire una breccia nei cuori del pubblico contemporaneo, non per sua mancanza propria, ma perché penso che questo tipo di sound sia tanto nostalgico e di rimando ai concetti sonori che animavano a suo tempo, i Banco de Gaia, che oggi per i più, potrebbe risultare purtroppo poco attraente. L'intuizione di un suono analogico con il sodalizio tra vibrazioni retrò e psych, che ricordano alcune pagine scritte ai tempi d'oro della musica afrobeat degli anni '70, saranno apprezzate solo da persone esperte in quest'ambito musicale, e da chi come me, ama riscoprire questo tipo di sonorità. Analizzandone il lato più sperimentale dei brani, ci rendiamo conto che 'Afrolulu' gode e soffre delle stesse virtù del suo suono, lasciandoci stupiti per quei suoi ritmi e canti rituali tipici del continente sub-sahariano, condito da percussioni e riverberi che possono ancora destare qualche sorta di effetto sulla nostra conoscenza musicale, dopo la scomparsa della prima ondata della musica trance, quella più ipnotica e cerebrale, quella che mostrava ancora segni di intelligenza. Quindi i brani "Bufalo" e "Lagos", giocano facilmente la carta etnica e nostalgica, mentre "Talker X" si abbandona al flusso d'ispirazione lavorando sulla falsariga di cose apparse sullo splendido album 'Deceit' dei This Heat, mentre "Fc Lampedusa", e infine "Sabbie", si espongono a un suono più sperimentale, che se godesse del potere di certo Hi-Fi, potrebbe gareggiare con le uscite "high-tech" della Ultimae Records. Un disco quindi cerebrale che al primo ascolto risulta ostico, ma che a un ascolto più approfondito, mostra una saggezza psichedelica fuori dal comune e anche aspetti krautrock in più occasioni. Un album liturgico nel segno di 'Freeform Flutes & Fading Tibetans' dei già citati Banco de Gaia, per un bagno ipnotico, suoni familiari, e costruzioni che si dissetano nel mare del già conosciuto e sentito, ma che sprigionano nell'ascoltatore un cosmo di allucinogene fughe dalla realtà, un allargamento sonico della propria percezione temporale. Un viaggio sonoro in un mondo primordiale immaginario, a cui vale la pena partecipare, costellato di mille rimandi, dai campionamenti vocali delle voci di Malcom X e Martin Luther King, fino ad arrivare ai canti tradizionali africani. Musica fatta con un cuore d'altri tempi. (Bob Stoner)