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| #PER CHI AMA: Ambient/Noise/Jazz/Doom |
Parlare di un nuovo album dei Demonologists è sempre un'impresa ardua, visto che il materiale sonoro da analizzare è talmente ampio e variegato che accostarlo a qualcuno o qualcosa, alla fine risulti veramente difficile. I temi musicali da affrontare sono tanti: industrial, darkwave, harsh noise, ambient, musica da cabaret, elettronica, black e doom, il tutto fuso insieme in un grande forziere contenente pepite sonore di puro oro lucente. Se poi sulla strada della band americana s'inserisce anche la figura del polistrumentista australiano Terry Vainoras, già con i Vainoras and the Altar of the Drill e altri numerosi progetti, ecco che si rende necessario aggiungere alla lunga lista dei generi trattati, anche il dark jazz. Quindi, avremo una colonna sonora che al chiaro di una luna piena sarà la sinfonia perfetta per l'apparire dei lupi mannari, e se calerà la nebbia in questa notte, aspettatevi uno scenario tra vie strette e oscure ottimo per le avventure macabre di Jack lo squartatore. Effetti sonori cinematografici, spazi ampi e sonorità ipnotiche riverse in rigurgiti jazz e un'attitudine esoteric black, anche se qui non si acclamano chitarre ma ambientazioni thriller in salsa doom, cosparse di jazz noir ovunque. L'album è una specie di concept, o comunque una serie di brani legati tra loro ideologicamente, sulle piante officinali d'oscura e varia natura presenti in medicina, usate in epoche differenti e situate nel mondo in posti diversi tra loro. Una tematica intellettuale e atipica che rende l'opera ancor più attraente e stimolante per l'ascoltatore attento. Musicalmente, ci si immerge in un sound buio, dove persino il ronzio di una mosca partecipa all'insieme sonoro del brano "Psychotria Viridis" (un'antica pianta sciamanica precolombiana), e per identificarne il suono, potrei dire che potrebbe essere idealmente il punto dove il Dale Cooper Quartet & Dictaphones incontra l'industrial degli Skynny Puppy e la malinconia di dischi come 'A Quick Fix of Melancholy' o 'Perdition City' degli Ulver, decomposto, con la raffinatezza estrema e, ovviamente in una forma più nera, che si può trovare in alcune delle complesse e decadenti composizioni astratte dei dimenticati The Legendary Pink Dots. Un mix letale che trova la sua apoteosi nel brano "Brvgmansia Genvs" (pianta decorativa altamente velenosa), che palesa una cadenza cabarettistica di piano, tra ritmi marziali e ambientazione da film horror, con il superlativo sax di Vainoras a impreziosire il tutto, ancora tra voci sussurrate, lamenti vari e un jazz da club sotterraneo. In sintesi, la collaborazione di queste due realtà musicali ha generato una colonna sonora underground davvero interessante, dal suono denso e profondo, cupo e sinistro, molto ragionato nei suoi molteplici minimi dettagli, un microcosmo di suoni che risulterà ai più di sola nicchia, ma chi lo apprezzerà , lo farà in maniera smodata e ne sarà inebriato. L'ascolto è consigliato. (Bob Stoner)
(Aesthetic Death - 2026)
Voto: 80
