Interviews

mercoledì 26 gennaio 2011

Souldeceiver - Mankind's Mistakes


Premesso di non aver mai visto una copertina cosi brutta negli ultimi anni, ma soprattutto non riesco proprio a capire cosa sia preso alle nostre band nell'ultimo periodo, tutte alla ricerca di ricalcare sonorità ormai ultra datate nel tempo. Questo, non per dire che i toscani Souldeceiver siano dei brocchi musicalmente, ma per ribadire il concetto che la nostra musica, il metal, per sopravvivere abbia un forte bisogno di rinnovarsi. Il quintetto italico ci prova in ogni modo, già dall’iniziale “Memories of Centuries”, il cui risultato non sarebbe neppure neanche malvagio, ma quante volte abbiamo già sentito simili sonorità? Migliaia. Si prosegue con “Cold Eternity”, song spigolosa che mette in luce un buon riffing di matrice svedese e degli assoli veramente degni di nota, vero punto di forza di questo “Mankind’s Mistakes”, mentre le vocals di Francesco Meo, non brillano certo per energia o personalità nella progressione di questa release. “The Other Side” parte lenta con l’eccellente lavoro alle chitarre del duo Alessio Rossano e Luca Mosti, poi ancora una volta la song entra in un vortice di anonimato da cui sarà ben difficile uscirvi fino alla coinvolgente parte conclusiva, dove le 6 corde dei due axemen salvano la baracca con le loro sciabordate, ma quanto forte è l’eco di Chuck Schuldiner e soci in questa song, cosi articolata ma non del tutto riuscita. Anche “Automa X” e le successive songs cercano di ricalcare le gesta dei nostri paladini Death, ma mai nessuno (anche se confido fortemente nei Decrepit Birth) hanno mai colto nel segno. Voglio spezzare però una lancia a favore di questi Souldeceiver che tanto hanno studiato la lezioni dei maestri statunitensi, ma che ancora faticano a metterla in pratica: cercate di dare alla vostra musica una maggiore semplicità, non è di sicuro infarcendo i brani di giri arzigogolati di chitarra o l'essere ultra tecnici alla morte che si va a toccare il cuore dei fan, ma cercando di essere se stessi e lasciar parlare la vostra anima attraverso i vostri strumenti… però per favore cambiate le corde vocali del vocalist vero e proprio punto debole della band. La strumentale “Alchemical” (da panico la parte centrale e l’assolo conclusivo degno dei migliori Death di “Human”) ci fa prendere fiato prima dell’assalto conclusivo di “Terror of Knowledge”, la traccia dove i nostri sembrano osare maggiormente, alla ricerca di un proprio cammino, che sembra destinare i nostri sul percorso giusto. Un voto il mio, carico di fiducia per la difficoltà della strada intrapresa e consapevole che la band farà di tutto per concedersi maggiore libertà compositiva cercando di liberarsi dalle catene che li tengono legati ai canoni di un genere che invece dovrebbe essere rappresentato da pura libertà di espressione, cosi come il buon vecchio Chuck avrebbe desiderato… (Francesco Scarci)

(SG Records)
voto: 65