![]() |
| #PER CHI AMA: Symph Death |
Tra le cose più intriganti di questo 2026, c'è 'Gore', il nuovo EP concettuale degli ucraini Ersedu, un lavoro che prova a cercare uno spiraglio tra le maglie della nostra mente, per appollaiarsi tra le nostre inquietudini più profonde. Non parliamo di un'uscita come le altre. La band ha infatti concepito questo progetto come il primo tassello di una serie di lavori dedicata ai colori, inaugurando tale percorso con il rosso. Ma il rosso, tra queste note, smette di essere un semplice colore per trasformarsi in un simbolo totalizzante, un filo conduttore che unisce la violenza del sangue al calore della passione. Gli Ersedu si muovono su coordinate symphonic death e dark cinematic metal, una definizione che sulla carta rischia di suonare fredda, ma che qui si traduce in un'atmosfera oscura, quasi teatrale. L'ascolto è suddiviso in quattro capitoli ovviamente connessi tra loro. Si comincia dalla solennità marziale di "God of War", un’intro epic-orchestrale che stabilisce immediatamente le regole del gioco, per poi scivolare nella dimensione sinfonica di "Offering", dove la ritmica schiacciasassi e il growling del frontman, vengono stemperati dalle sensuali vocals di una gentil donzella, in un sound che per certi versi, mi ha evocato l'orchestralità dei Septicflesh. La tensione si fa ancor più funerea e serrata con "Reap Souls", dove a duettare nuovamente sono le voci dei due cantanti (ammetto tuttavia di non essere cosi sicuro che il growl non sia opera sempre della suddetta gentil donzella, visto che nè bandcamp nè il sito della band rivela la line-up del misterioso trio incappucciato) sopra un tappetto sinfonico, plumbeo e cinematico. Si arriva infine al contrasto più affascinante del lotto: "Eros". Inserire il desiderio e la carnalità dentro un impianto sonoro così cupo ed estremo è una scelta coraggiosa, in un pezzo che alla fine, ti lascia lì, con l'ultima nota che vibra nell'aria e una strana sensazione di nudità , consapevole che il rosso non è il colore della vita che continua, ma quello del sangue che sgorga da una ferita che ti ricorda che sei ancora vivo. (Francesco Scarci)
(Self - 2026)
Voto: 72
