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martedì 12 giugno 2018

Paragon Collapse - The Dawning

#PER CHI AMA: Doom/Gothic, The 3rd and the Mortal
La Romania ormai ha un sottobosco che pullula di molteplici creature. L'ultima che mi è capitata tra le mani, grazie al supporto della Loud Rage Music, è questa dei Paragon Collapse, quintetto di Iași al debutto con il cui presente 'The Dawning'. Il genere proposto? Presto detto, un doom carico di groove per un ascolto abbastanza agevole, reso ancor più semplice dalla performance di Veronica Lefter alla voce (e violino), per un risultato che scomoda facilissimi paragoni con i The 3rd and the Mortal. La performance della cantante rumena infatti è accostabile a quella della bravissima collega Kari Rueslatten, quando si lanciava nei magnifici e soavi gorgheggi in 'Tears Laid in Earth', primo stratosferico album dell'act norvegese. Quindi, non mi stupirei se anche voi come il sottoscritto, vi lasciaste sedurre dalla musica di questi musicisti, che sin da "The Endless Dream" (il pezzo più bello del disco), tra porzioni acustiche, riffoni doom, parti di violino e vocals eteree, mi acchiappa non poco. Chiaro che l'accostamento con l'ensemble norvegese è talvolta fin troppo palese, tuttavia non mi dispiace immergermi in quelle atmosfere, in taluni casi assai assai lugubri, e godere di cotanta musicalità decadente. D'altro canto, una lunghezza talvolta abbastanza impegnativa dei pezzi, rende francamente meno fruibile il cd. Dopo gli 11 minuti della opening track ce ne sono altri nove li ad attenderci in "The Stream" e, se non siete proprio degli amanti delle sonorità gothic doom, accompagnate da vocals soavi, ecco che il tutto rischia di pesare non poco. Per fortuna, a concedere qualche variazione al tema, ci pensa il violino della brava Veronica, e qualche brano di minor durata che, seppur si riveli più ostico da digerire, offre un sound che rischia addirittura di sconfinare nel prog, come nel caso della strumentale "A Whisper of Destiny". La proposta dei nostri soffre però anche di qualche calo tensivo: "Nirvana" è un po' piattina e per certi versi mi ha evocato gli Ashes You Leave più immaturi. La qualità del disco sembra assestarsi su un discreto livello qualitativo, complici linee di chitarra che talvolta suonano un po' troppo anacronistiche, sebbene possano richiamare anche i Paradise Lost degli inizi. Ci sarebbe bisogno di ben altro per rendere molto più appetibile il disco, anche se la lunghissima "Climbing the Abyss" sembra offrire parecchie variazioni al tema, tra chiaroscuri sonici, intermezzi folklorici e l'oscurità di un suono che sembra divenire via via più buio, abbagliato solamente dagli interventi azzeccatissimi della violinista. Alla sesta song, "A Winter Life", la figura di Veronica dietro al microfono diventa sempre più ingombrante e alla fine rischia di annoiarmi eccessivamente. Avrei dato maggiore spazio agli strumenti, alle fughe atmosferiche, anche alla presenza di un vocalist maschile che potesse porsi da contraltare cantante soprana, e in ultimo avrei dato una maggiore vivacità alle linee di chitarra, come invece accade nella conclusiva, robusta e più ondulatoria "Deliverance". C'è sicuramente ancora molto da lavorare, ma i presupposti per fare bene ci sono sicuramente tutti. (Francesco Scarci)