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sabato 18 febbraio 2017

Ur - Hail Death

#PER CHI AMA: Black/Heavy, Darkthrone, Iron Maiden, Primordial
Ur fu un'antica città sumera nominata più volte nel Libro della Genesi come il luogo di nascita del patriarca Abramo. Oggi Ur identifica anche una band polacca fautrice di un black metal che per certi versi, riesce a mostrare segni di originalità. 'Hail Death' è il loro EP di debutto, rilasciato dalla Arachnophobia Records. Le danze vengono aperte da "A Dying Star", un breve pezzo mid tempo, dall'incedere asfissiante, corredato da vocals prettamente pulite e qualche vocalizzo più arcigno. Con "The Tongue of Fire" ecco che il black si contamina di thrash ed heavy metal: mantiene del genere estremo la ferocia delle vocals, del thrash la cavalcata delle chitarre e dell'heavy alcune aperture più classicheggianti delle sei corde. Con "Let the Darkness Come", la musica diviene addirittura più selvaggia ed arrembante, quasi un grind black, che viaggia a corrente alternata, tra saliscendi ritmici da pura emicrania. Poi quando le chitarre si aprono, la sensazione è quella di ascoltare gli Iron Maiden, prima che il vortice tumultuoso dei nostri, rientri in possesso di una malvagia esplosività primitiva con tanto di blast beat lanciati oltre la velocità del suono. "Total Inertia" attacca con un incedere, cosi come vorrebbe il titolo, lento e accidioso, un altro mid-tempo nebuloso che si stacca dal black per le sue ritmiche e per degli epici vocalizzi che sembrano arrivare da Alan Nemtheanga dei Primordial. "Only Bones Stay Here" è praticamente incollata alla song precedente e nella sua veste thrash black sembra voler emulare i Darkthrone. Si arriva alla conclusiva "Infinity": un bel riffing apre la traccia accompagnato da un basso quasi slappato di "overkilliana" memoria (merito anche di un'eccellente produzione che esalta ogni singolo strumento) per poi proseguire su di un pattern ritmico di derivazione punk, che tradisce ancora una volta l'amore della band polacca per sonorità old fashion. Niente male come debutto, se poi considerate che la veste grafica del digipack è davvero buona e il cd trasparente è a dir poco meraviglioso, potete capire perché spendere ottime parole per questo nuovo combo polacco. (Francesco Scarci)

(Arachnophobia Records - 2016)
Voto: 75