Interviews

martedì 13 dicembre 2016

You Win Again Gravity - Let Go Lightly/What's Left of the Distance


#PER CHI AMA: Alternative/Post-Hardcore, Adventurer, Oceansize, Fightstar
Windsor, Regno Unito. No, non vi voglio parlare della casata reale britannica, ma semplicemente della cittadina in cui sorge il castello omonimo, e località da cui proviene anche la band di oggi, i You Win Again Gravity. Nelle mie mani due EP, 'Let Go Lightly' del novembre 2014 e 'What's Left of the Distance', uscito a fine ottobre di questo 2016 che volge al termine. A rigor di logica dovrei iniziare a parlarvi del primo lavoro per arrivare ad elencare le progressione musicali mostrate nel secondo dai nostri. Invece che attenermi a questo rigido canovaccio, ho deciso che partirò dal nuovo dischetto perché è il primo che in realtà ho ascoltato. Potrei dirvi intanto che stiamo parlando di un sound dall'approccio tipicamente djent (Tesseract è il primo nome che mi viene in mente e che rimarrà in realtà ancorato solo alla traccia posta in apertura) che si miscela con la rabbia del post-hardcore, l'inquietudine ritmica del math rock e certi fraseggi progressive. Tutto chiaro no? Questa era solamente la opening track, "A Lack of Clairty", dove facciamo peraltro la conoscenza della duplice anima del vocalist, una versione pulita ed una screamo, mentre le chitarre si divertono in saliscendi armonici che richiamano gli Oceansize di 'Frames'. Con "Seamless", le cose sembrano ancor più orientate verso un rock venato di progressive, mantenendo comunque intatta una certa rabbia primordiale, probabile retaggio dei primi episodi più feroci dei nostri. La schizofrenia math torna ad esibirsi a livello ritmico nella terza "Swept to the Waves and Lost", song che nel corso dei suoi cinque minuti, vede mutare il proprio spirito un incredibile numero di volte, con una linearità ritmica facilmente accostabile a quella del tracciato elettrocardiografico di una persona tachicardica. Questo per dirvi quanto l'imprevedibilità delle linee chitarristiche dei You Win Again Gravity rendano il lavoro vario, ma anche di non cosi facile assimilazione. Veniamo ora al lavoro precedente che rappresenta comunque già il terzo atto della band, dopo gli EP datati 2012 e inizio 2014. Altri tre brani inclusi, "Composer", "Snakes on Paper" e "Skyline", che rappresentano verosimilmente un ponte tra il passato più burrascoso della band e un futuro che potrebbe lasciar presagire qualche variazione stilistica. Apparentemente, sembra che nella prima traccia ci sia un maggior uso dello screamo hardcore, ma riascoltando il brano credo che i due modi di cantare si bilancino equamente. La musica si conferma comunque arrembante, in costante evoluzione, un dilagare di cambi di tempo, rallentamenti, pause e accelerate improvvise, con l'approccio prog magari più relegato in secondo piano. Francamente però, dopo svariati ascolti, mi ritrovo a confutare anche le mie stesse parole, dicendo che probabilmente non sono cosi palesi le differenze tra i due EP. Potrei infatti affermare che le sei tracce ascoltate quest'oggi, potrebbero coesistere tranquillamente su di uno stesso disco. Solo la terza "Skyline" potrebbe in apparenza sembrare più aggressiva, ma la furia iniziale è stemperata da ritmiche sicuramente nervose (sempre collocabili in territori math), ma comunque ben calibrate da una performance vocale davvero convincente. I You Win Again Gravity alla fine si confermano una bella scoperta per il sottoscritto per poter allargare la mia visione del mondo più alternativo. (Francesco Scarci)